Archivi categoria: saggistica

Breve storia di (quasi) tutto

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Bill Bryson

Metto subito le carte in tavola: io adoro Bill Bryson.

Mi diverte come scrittore di viaggi, ma lo trovo assolutamente fantastico come divulgatore storico: Breve storia della vita privata*, Vestivamo da Superman** e L’estate in cui accadde tutto*** sono fra i miei libri preferiti.

Dovevo quindi, prima o poi, confrontarmi con il suo lato di divulgatore scientifico: nella speranza che, da somaro umanista a somara umanista, qualcosa riuscisse a farmelo incraniare.

Ha fallito miseramente con la fisica quantistica: ne capisco quanto ne capivo prima ovvero nell’ordine delle potenze negative. Ma, avendo riportato l’impressione che anche i fisici quantistici segretamente ne capiscano quanto me, me ne sento consolata. XD

Il resto è stato un viaggio affascinante, emozionante e, sopratutto, inquietante nel Mondo con la maiuscola: dall’infinitamente piccolo delle particelle all’infinitamente grande dell’Universo,passando per mari e vulcani, dinosauri e pesci. E, infine, l’uomo.

Un’ottima introduzione alle scienze, capace insieme di far capire e incuriosire insieme, senza mai annoiare – anzi, strappando più di una risata.

Anche se ti sta descrivendo la fine del mondo (scegliete voi per cosa: impatto da asteroide, desalinizzazione, esplosione di Yellowstone e almeno una decina di atri scenari ben poco rassicuranti):

*In cui, partendo dalle stanze dell’ex canonica in cui viveva al tempo, ricostruisce le storie più o meno incredibili di oggetti che vi si trovano e eventi che vi si svolgono: dal mercato delle spezie alla ginecologia dell’Ottocento, dalla conquista inglese del tè cinese alle avventure di botanici in giro per il mondo.

**In cui ricostruisce vita, abitudini e follie dell’America degli anni Cinquanta, mescolandole con surreali ricordi della propria infanzia.

***In cui racconta l’estate del 1927: aperta dal trasvolo oceanico di Lindbergh, proseguita tra alluvioni, segrete riunioni di banchieri, truffe e grandiosi record nel baseball.

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No time to spare

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Ursula K. Le Guin

Superata la boa degli ottant’anni, Ursula K. Le Guin – eccezionale scrittrice di fantasy, fantascienza, saggistica e, infine, un glorioso romanzo storico, Lavinia – ha scoperto i blog.

E ha deciso di esplorarne le potenzialità, affidando a questo pubblico diario riflessioni su tutto quello che importa: l’età, la letteratura, l’ambiente, le relazioni fra i sessi, il suo gatto.

Questa è una raccolta dei post più significativi: uno zibaldone di riflessioni lucidissime e ironiche, presentate con lo stile limpido che da sempre caratterizza la scrittrice, e che renderebbero un piacere leggere anche le sue liste della spesa.

Da centellinare e gustare, quando si ha voglia di riflettere, ma con il sorriso sulle labbra.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Cronache birmane

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Guy Delisle

Sempre al seguito della moglie Nadège, amministrativa di Medici Senza Frontiere, Guy Delisle si trasferisce per un anno in Myanmar, un tempo chiamata Birmania: è il 2007, Aung San Suu Kyi è ancora prigioniera in casa sua e il  Paese, oppresso da una povertà diffusa e feroce, è sotto una dittatura militare.

Ed è con la scollamento dalla realtà conosciuta che Delisle, adesso con un neonato al seguito, si scontra nella realtà quotidiana: i divieti surreali, la censura opprimente e spesso demenziale, la difficoltà a reperire beni comunissimi in occidente (pannolini e inchiostro di china) danno vita a un quaderno di tavole brevi, quasi appunti, che con acutezza e ironia dipinge la quotidianità di un Paese lontanissimo.

Forse meno incisivo delle successive Cronache di Gerusalemme, ma in ogni caso più che meritevole di lettura.

Killer fashion

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Jennifer Wright

Brevi quadri che, in maniera vivace e con l’aiuto di illustrazioni ironiche e originali, illustrano alcuni dei terrificanti pericoli (e più che pericoli, spesso: veri e propri danni) della moda attraverso i secoli.

Letale a volte per chi la produceva, a volte per chi la indossava, a volte per chi, innocente, passava accanto a damigelle e signori alla moda.

Purtroppo per chi come me ha letto il dettagliatissimo (e inquietantissimo!) Fashion victims di Alison Matthews Davies questo volumetto, superficiale e poco approfondito, ha ben poco interesse, se non per le originali illustrazioni.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Random Illustrated Facts

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Mike Lowery

A quanto pare Mike Lowery e io condividiamo la passione peri fatti strambi, le anomalie, le curiosità storiche e scientifiche.

Solo che mentre io ho il superpotere di attirare a me le nozioni più stravaganti e ricordarmele, lui da anni le colleziona con metodo, taccuino dopo taccuino, e le illustra per ricordarle meglio: nasce così questa raccolta, a volte esilarante spesso vagamente inquietante, sempre interessante, di stramberie assortite.

Per intenditori. 😉

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Kid authors

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David Stabler & Doogie Horner

Roald Dahl era un assaggiatore segreto di cioccolata; Jules Verne naufragò nella Loira, finendo per qualche ora su un isolotto; J. K. Rowling dovette combattere contro i bulli, come l’irresistibile Lewis Carrol, nonostante il suo fisico fragile; Edgar Allan Poe invece era un po’ bullo, mentre Mark Twain era scatenato, quanto e più il suo Tom Sawyer.

Sedici autori, sedici infanzie, sbocciate in opere che hanno influenzato generazioni di lettori.

Ed è bello, che siano state vicende liete o tristi, vedere come sono state superate, seminando grande letteratura.

Delizioso, come il precedente Kid artists: e come Kid artists, mi auguro di cuore che venga portato in Italia da qualche illuminato editore. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

What we see in the stars

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Kelsey Oseid

Un nuovo modo di osservare il cielo notturno: pianeti e costellazioni, galassie e stelle si piegano davanti al lettore in tutto il loro fascino, sia scientifico, con spiegazioni precise e chiarissime, sia mitologico e letterario, ricostruendo l’importanza e l’attrazione che la notte ha sempre esercitato sull’umanità.

Suggestive illustrazioni accompagnano i testi, aggiungendo fascino al già grande fascino di uno splendido volume.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione, e spero che qualche  illuminato decida di portare in Italia questo piccolo capolavoro. ^^

A girl walks into a book

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Miranda K. Pennington

Questo è il mio anno brontiano.

Per quanto abbia sempre amato il lavoro delle tre sorelle (…vabbè, di due su tre, Emily tocca tenerla nel pacchetto…) in un certo senso ho sempre avuto un senso di isolamento nella mia passione, e a volte l’impressione di leggere in maniera inusuale i loro romanzi: altrimenti perché mai ritenevo Anne – la misconosciuta, ignorata, trascurata Anne – la più innovativa e coraggiosa delle tre, pur restando fedele al mio amore per Jane Eyre?

E riguardo a Jane Eyre stessa, solo io vedevo e ammiravo l’ironia, il coraggio, l’indipendenza di pensiero di un personaggio che di solito viene rappresentato in trasposizioni in altri media e retelling come una povera, piccola governante priva di senso dell’umorismo e afflitta da eccessivi moralismi (quello che invece io leggo come dolente rispetto per sé stessa)?

L’incontro con Samantha Ellis prima (il suo Take courage sulla  vita e l’opera di Anne è insieme interessante e commovente) e quindi quello con Miranda Pennington mi hanno fatto sentire meno incompresa, e insieme a un sostegno alla mia lettura e interpretazione della personalità e delle opere delle tre sorelle entrambe mi hanno aperto due porte: una verso dettagli della loro vita e opera che non conoscevo, e che ho trovato affascinanti (anche se non sempre sono stata d’accordo con la lettura delle autrici); l’altra sulla loro vita e maturazione personale, vista attraverso e grazie ai romanzi di Charlotte, Emily e Anne.

Sopratutto A girl walks into a book è infatti un’opera di critica letteraria, ma anche un memoir intimo e ironico di come l’autrice abbia spesso trovato conforto o guida nella sua complicata, spesso dolente esistenza di ragazza “fuori posto”, dalla sessualità complessa e dalla scarsa sicurezza di sé grazie ai personaggi e alle esperienze nati ad Haworth.

E sarà perché anch’io ho spesso cercato rifugio nei libri (nonostante una solida rete di amici strani almeno quanto  me :P) che ho sentito qualcosa risuonare – non fosse altro che l’irritazione per l’autrice, e certi suoi atteggiamenti. XD

E’ un anno brontiano: questi due saggi, altri che mi aspettano, e alcune bellissime trasposizioni come To walk invisible mi hanno avvicinato ancora di più al loro mondo, senza togliere niente del fascino sempre nuovo che i loro romanzi esercitano su di me, a ogni nuova lettura (Cime tempestose no, continuo a odiarlo – e nemmeno tanto cordialmente).

Un libro da leggere sia che si sia interessati alle tre sorelle di Haworth, sia che si senta la necessità di sentire la voce di una persona che ha sempre vissuto la sua diversità come emarginazione: invece che uno dei tanti romanzi più o meno buoni che sfruttano questi temi, tanto vale leggere un’esperienza reale, ben scritta, e sostenuta dal giusto tocco di ironia. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Of cats and men

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Sam Kalda

Brevi, intensi ritratti di grandi uomini – artisti, statisti, scienziati – che erano cat’s men: uomini che amavano i gatti, e che per tutta la vita si sono accompagnati a piccole divinità feline, smentendo il luogo comune che vuole il cane come il miglior amico dell’uomo.

Testi deliziosi, meravigliose le illustrazioni che li accompagnano, e qualche sorpresa fra i gattofili presenti: Churchill, Marlon Brando, il rude Bukowsky affiancano gattofili più noti, come T.S. Eliot, Mark Twain e Freddie Mercury.

Rimprovero all’autore una sola cosa: non aver incluso in questa augusta galleria H.P. Lovercraft, autore di alcuni dei brani più belli sulle nostre tigri domestiche (?).

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Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

A little history of economics

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Niall Kishtainy

L’economia, intesa come studio e gestione delle risorse, come ottimizzazione e miglioramento di quanto disponibile, è una scienza antica, che affonda letteralmente le radici nella terra: quella che migliaia di anni fa i nostri antenati scoprirono di poter rendere più produttiva, se si fossero resi stanziali e avessero messo a frutto le tecniche da cui è poi nata l’agricoltura.

E dalla Mezzaluna Fertile parte il brillante saggio di Niall Kishtainy, che in capitoli brevi e attraverso concetti semplici ma non semplicistici spiega le principali teorie economiche attraverso i pensatori che le hanno elaborate, ricostruendo l’evoluzione di una disciplina tanto fondamentale quanto demonizzata e, insieme, una breve storia dell’evoluzione dell’economia mondiale.

Uno strumento per capire – o, almeno, iniziare a – quello che succede intorno a noi, e la complessità dei meccanismi che da lontano influenzano le nostre vite.

Sopratutto, uno strumento agile, interessante, divertente, pienamente accessibile a tutti, anche a chi – sopratutto a chi – sia completamente digiuno in materia.

Non posso che augurarmi che qualche editore si illumini d’immenso e traduca questo appassionante, utilissimo volumetto. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^