Archivi categoria: storico

Vincent il matto

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Luiz Antonio Aguiar

Camille Roulin è solo un ragazzino quando nella sonnolenta cittadina provenzale di Arles arriva da Parigi un pittore dai capelli rossi e i modi strani, alla ricerca dei colori del Sud: il suo nome è Vincent van Gogh, e mentre i suoi modi stravaganti gli guadagnano subito l’antipatia e la derisione degli arretrati abitanti del paese, la sua sincerità, la sua dedizione a un nuovo modo di dipingere e la sua ingenuità conquistano immediatamente il padre di Camille, che ne diventa amico e lo coinvolge sempre di più nella vita della propria famiglia.

Inizia così l’ultimo anno di van Gogh, e la scoperta della grande arte moderna da parte di una famiglia umile ma piena di cuore, che impara a vedere il mondo attraverso gli occhi pieni di colori del timido uomo con i capelli rossi.

Bellissima, sentita biografia dell’artista visto da un ragazzino, è un modo meraviglioso e semplice di introdurre i bambini ai drammi dell’animo e alla spettacolare produzione di un uomo che ha aiutato a gettare le basi della pittura contemporanea.

Seta

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Alessandro Baricco & Rébecca Dautremer

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Non sono una fan di Alessandro Baricco: lo trovo colorato, ma vuoto e leggero come un palloncino che voli via: e lascia lo stesso segno – nullo.

Ma la meraviglia delle illustrazioni di Rébecca Dautremer – un romanzo a parte, parallelo, ricchissimo – serve bene questa fiaba orientaleggiante, le dà colore e consistenza,ne traccia e definisce i passi, rendendola memorabile.

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Mr. Rochester

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Sarah Shoemaker

Credo che se avessi chiamato il blog “Jane Eyre è il mio romanzo preferito!”  la cosa non potrebbe essere più nota, come credo di aver palesato più e più volte la mia diffidenza – generalmente ben ripagata… – verso i vari derivati e retelling che ogni tanto fanno capolino, fra cui annovero il romanzo più brutto mai letto, l’abominevole Charlotte di D. M. Thomas  >.<.

Generalmente, ma non sempre; e ogni tanto la mia compulsione a prendere in mano suddetti retelling mi ricambia con qualcosa di assolutamente delizioso (Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde) o con un inaspettato, ottimo romanzo storico.

Da qui in poi attento, lettore mio, perché lo spoiler è in agguato.

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Mr. Rochester non è solo un retelling di Jane Eyre visto dalla parte di Rochester: come Jane racconta la sua storia partendo dall’infanzia, così fa Edward, ricostruendo il freddo, distante rapporto con padre e fratello e i lunghi anni di formazione, intrapresi senza sapere perché e monitorati a distanza dal genitore.

E’ un Edward Rochester costantemente afflitto dalla solitudine quello che vediamo: raggelato nei rapporti familiari, ansioso di compiacere il padre, costantemente deluso nella richiesta di affetto, lega con i suoi maestri e trova degli amici, per vedere la malattia e la morte portarli costantemente via.

E’ anche un Edward Rochester ingenuo e fiducioso quello che si vede, corrotto lentamente dalla solitudine e dal tradimento di chi avrebbe dovuto averlo a cuore, fino ad avvicinarsi, dopo il ritorno dalla Giamaica, all’uomo cinico, manipolatore, disilluso del romanzo originale.

Ma mentre il romanzo funziona in maniera impeccabile fino al ritorno in Inghilterra – eccellente la ricostruzione storica sia della vita afosa e languida nel Caraibi come di quella nella grigia realtà dell’Inghilterra industriale come quella delle spensierate avventure capestri di tre ragazzi mandati da un istitutore molto particolare  – è proprio dal ritorno a Thornfield in poi che la caratterizzazione di Rochester inizia a traballare: l’autrice cerca insieme di seguire il personaggi tratteggiato da Charlotte Bronte e insieme dare un ritratto di Edward che ne scusi i comportamenti prevaricatori e manipolativi del romanzo originale.

A mio parere, non funziona, come non funziona la descrizione della passione di Edward per Jane: sembra nascere pressoché dal nulla, e nell’omettere buona parte dei dialoghi originali viene a mancare il tocco di sfida che la giovane istitutrice ha sempre avuto nei confronti del padrone. Viene raccontato, ma non mostrato, perdendo efficacia e credibilità.

Inoltre, devo ancora capire che necessità ci fosse di introdurre Gerald, l’improbabile figlio illegittimo di Bertha e possibile erede di Thornfield Hall: un tocco da feuilleton che niente aggiunge e qualcosa toglie alla credibilità e scorrevolezza di un romanzo che comunque vanta un’ottima scrittura, personaggi solidi e un’eccellente ricostruzione storica.

Peccato, appunto, per questi dettagli.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Rodzina

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Karen Cushman

Rodzina è grande, grossa, incupita, con capelli biondi e la faccia di suo padre.

Nessuno la prenderà per la sua bellezza o il suo carattere amabile, e lei è ben decisa a non farsi vendere come schiava: perché sa bene che è questo che fanno con gli orfani nei viaggi verso Ovest per “trovare delle famiglie che li accolgano”, li vendono al miglior offerente per lavorare la terra o tenere la casa, e mai più ritorneranno indietro.

Ma Rodzina non voleva lasciare Chicago: tutti i suoi ricordi sono là, nella città in cui sono sepolti suo padre, sua madre e i due fratelli minori, che la amavano per quello che era. Grande e grossa, un po’ goffa, brillante e testarda, determinata.

Piena di cuore.

perché scoprirà, durante il lungo viaggio verso la California, che i pregiudizi possono essere i nemici peggiori, e che non ci si può impedire di amare o di essere anati, seppur controvoglia.

Karen Cushman abbandona l’Inghilterra medievale ed elisabettiana per farci salire a bordo di uno dei treni degli orfani, che dalla metà dell’Ottocento agli anni ’20 del Novecento portarono migliaia di ragazzini verso Ovest, nel tentativo di dar loro una vita migliore delle strade di una grande città.

Sradicati, traumatizzati, spesso separati da fratelli o sorelle, molti di loro finirono davvero a fare i servi non pagati nelle famiglie che li avevano accolti; molti altri trovarono affetto e condivisione, ma ricordarono per sempre il lungo, duro viaggio verso Ovest.

Come sempre efficace e documentato, sorretto da una protagonista lontana dalla perfezione ma che si fa amare e da personaggi minori che rimangono scolpiti nel cuore.

Cross my heart

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Sasha Gould

Nella splendente Venezia del XVI secolo, Laura viene fatta uscire dal convento in cui è stata chiusa per sei anni: Beatrice, la sua incantevole sorella, è morta annegata, e il padre vuole che la sostituisca nel matrimonio combinato allo scopo di risollevare le disastrate finanze della famiglia.

Ma il promesso sposo è ripugnante e crudele, il padre di Laura instabile e prepotente, la morte di Beatrice pesa sullo spirito della sorella, e Venezia è una città di segreti: segreti che possono compare l’aiuto di una società di donne dedita alla manipolazione del potere, e cambiare gli equilibri della Repubblica.

Scorrevole e divertente, Cross my heart ha il solo difetto di voler volare più alto di quanto non possa fare: l’idea della società di donne che collezionano e gestiscono segreti è bellissima, ma l’ambientazione è di una  superficialità e goffaggine incredibili: tra cadaveri tenuti in casa per giorni prima della sepoltura a periodi di lutto non rispettati a giovinette che zompettano in giro per la città non accompagnate sembrava di leggere un comtemporary in corsetto.

Una lettura in ogni caso piacevole, se si chiude un occhio (o anche entrambi XD) sulla ricostruzione storica, e se si vuole passare qualche ora di relax.

Sulle ali della libertà

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Silvana De Mari

Genova, 1453.

Isabella viene promessa a quattordici anni a un uomo che non conosce, da raggiungere su un’isola aspra e selvaggia: la Corsica. Si imbarca con lei Gertrude, cameriera e confidente, e con lei viene catturata da un gruppo di scalcinati pirati.

Inizia così un lungo viaggio per i porti del Mediterraneo, in cui le ragazze impareranno il coraggio e la compassione.

Se vi sembra di aver già sentito quest’ultima frase è perché riassume tutti gli ultimi romanzi di Silvana De Mari, da Gli ultimi incantesimi in poi; sebbene lo stile sia sempre apprezzabile, pur con qualche trascuratezza,  e l’ambientazione vivace e interessante, gli ingredienti della minestra sono sempre gli stessi, compresa la prevedibilità dei personaggi secondari. Non ha aiutato, almeno per me, l’improbabilità di alcuni dettagli, dal marinaio monco al pirata ingenuo all’ammmore a prima vista, e la voce narrante francamente irritante dell’insopportabile, devota, predicante protagonista.

Another me

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Eva Wieseman

Strasburgo, 1348.

La peste si diffonde in Europa, e con il contagio aumenta la diffidenza verso gli ebrei, da sempre malvisti e sospettati di diffondere il male.

Natan, diciassette anni, è figlio di uno straccivendolo: crede nella giustizia, ha il coraggio dei generosi e si affaccia alla vita e all’amore, proibitissimo, per una ragazza cristiana.

Ma nel paese il pericolo cresce…

L’idea e l’ambientazione, inusuali per un romanzo per ragazzi, mi piacevano molto: la Strasburgo del Medioevo, contesa fra Francia e Germania (o quelle che sarebbero diventate Francia e Germania); la peste che incombe minacciosa; la paranoia che cresce.

Ma lo stile dell’autrice ha rovinato la festa: modesto come linguaggio, semplicistico nella resa dei personaggi (cattivi cattivissimi, buoni buonissimi, senza sfumature), con fastidiosi spiegoni sulla vita e cultura nel Medioevoo e sulla vita e cultura ebraica.

Qualcuno potrebbe contestare la necessità di far entrare i ragazzi in un’epoca lontana – a costoro consiglierei di leggere qualcosa di Karen Cushman, che fa saltare personaggi e ambientazioni dalla pagina senza semplificazioni o sciatteria di sorta.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

And I darken

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Kiersten White

Lada è spietata. Crudele. E brutta.

Tutto quello che una principessa del XV  secolo non dovrebbe essere, anche fra le distese di monti e pini della Valacchia, il paese dominato da suo padre, Vlad Dracul II.

Radu è delicato. Timoroso. E bellissimo.

Tutto quello che un principe del XV  secolo non dovrebbe essere, sopratutto fra le distese di monti e pini della Valacchia, il paese dominato da suo padre, Vlad Dracul II.

Quando il padre li lascia nelle mani di Murad, il sultano turco di cui è vassallo, come ostaggi, i due fratelli si rendono conto di dover crescere insieme e per conto proprio, e affinare i propri talenti se vogliono sopravvivere nella scintillante, insanguinata corte ottomana; e che nonostante siano diversi come il giorno e la notte, alla fine il sangue conta: il proprio e quello degli altri.

Questo libro è stata una magnifica, inaspettata sorpresa: completamente differente dai divertenti paranormal che mi avevano fatto conoscere l’autrice, ricrea con efficacia non solo due realtà storiche affascinanti e complesse (seppure con qualche libertà, che Kiersten White stessa ammette), ma mette in capo personaggi complessi legati fra loro da rapporti credibili e inaspettati: Lada e Radu, che non riescono a capirsi e a incontrarsi, e si proteggono a vicenda quasi loro malgrado; Lada, Radu e Mehmed; Lada, Radu e la distante figura del padre.

Paura, le molteplici vie del potere, la scoperta del proprio corpo e del desiderio, di femminilità e omosessualità, i confini tra amore, amicizia, lealtà, religione e patria. non c’è niente di netto in questo romanzo, tutto muta a seconda dello sviluppo dei personaggi: e proprio Lada, che rifiuta è cambiamento, è quella che rimanendo aggrappata al passato non riesce a vedere un futuro.

Nato come rielaborazione fantastica della figura di Vlad Tepes l’Impalatore, con una ragazza al posto della figura storica, è un’esplorazione affascinante di animi turbati, che devono venire a patti con quello che hanno fatto – e con quello che sono disposti a fare.

Non vedo l’ora di proseguire la serie, e spero davvero che qualcuno in Italia si accaparri i diritti e renda merito, oltre all’idea, alla bellissima scrittura, ricca senza essere fastidiosa, e con frasi davvero memorabili.

Ringrazio  l’editore  per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

The somnambulist and the psychic thief

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Lisa Tuttle

Fumo e nebbia avvolgono le strade della Londra vittoriana, e nei salotti come nei teatri si susseguono medium e maghi: dilaga la passione per l’occulto, e i crimini soprannaturali  e non non mancano di certo.

E la premiata ditta di detective formata da Mr. Jesperson & Miss Lane è pronta ad affrontare casi di ogni genere: serietà, coraggio e discrezione li caratterizzano.

Un giallo dalle tinte fosche efficaci e suggestive, appena un accenno di fantastico, sottile e ben gestito sia nei personaggi che per il lettore; ottima la ricostruzione storica, ben caratterizzati e credibili i personaggi, anche se non originalissimi, e una scrittura competente.

Ma ho conosciuti Lisa Tuttle come eccellente scrittrice horror, dall’immaginazione disturbante ed evocativa; e questo pur piacevolissimo romanzo non rende merito alle capacità dimostrate in altre occasioni, all’originalità e alle suggestioni che è stata capace di mettere in campo.

Ore piacevoli, ma poco che resti, dopo.

The somnambulist and the psychic thief arriverà nelle librerie il 16 di questo mese; ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Il mio amico Jan

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Peter Pohl

Chi è Jan?

Jan agile come una scimmia, Jan virtuoso della bicicletta, Jan dalla scarpe rose, Jan dai pantaloni mandarino, Jan dai polsi sottili e le lentiggini.

Jan che appare e scompare nelle strade di Stoccolma, Jan che sembra non avere casa, Jan che si stupisce per la vita di famiglia.

Jan che torna pieno di lividi.

Jan che ha un segreto.

 

Una storia di amicizia e crescita nella Stoccolma degli anni ’60, Il mio amico Jan si tiene lontano dalle banalità spesso usuali in libri di questo genere, tingendo di mistero la vicenda di violenza che fa delicatamente intuire e dipingendo con credibilità l’animo di un ragazzino di tredici anni, il protagonista, i suoi affetti e le sue paure.

Un ritratto dolente dell’adolescenza e di una società che è sempre stata spietata con chi è fuori dagli schemi, per quanto forte possa apparire all’esterno.