Archivi categoria: YA friendly

Breve storia di (quasi) tutto

Standard

8752147

Bill Bryson

Metto subito le carte in tavola: io adoro Bill Bryson.

Mi diverte come scrittore di viaggi, ma lo trovo assolutamente fantastico come divulgatore storico: Breve storia della vita privata*, Vestivamo da Superman** e L’estate in cui accadde tutto*** sono fra i miei libri preferiti.

Dovevo quindi, prima o poi, confrontarmi con il suo lato di divulgatore scientifico: nella speranza che, da somaro umanista a somara umanista, qualcosa riuscisse a farmelo incraniare.

Ha fallito miseramente con la fisica quantistica: ne capisco quanto ne capivo prima ovvero nell’ordine delle potenze negative. Ma, avendo riportato l’impressione che anche i fisici quantistici segretamente ne capiscano quanto me, me ne sento consolata. XD

Il resto è stato un viaggio affascinante, emozionante e, sopratutto, inquietante nel Mondo con la maiuscola: dall’infinitamente piccolo delle particelle all’infinitamente grande dell’Universo,passando per mari e vulcani, dinosauri e pesci. E, infine, l’uomo.

Un’ottima introduzione alle scienze, capace insieme di far capire e incuriosire insieme, senza mai annoiare – anzi, strappando più di una risata.

Anche se ti sta descrivendo la fine del mondo (scegliete voi per cosa: impatto da asteroide, desalinizzazione, esplosione di Yellowstone e almeno una decina di atri scenari ben poco rassicuranti):

*In cui, partendo dalle stanze dell’ex canonica in cui viveva al tempo, ricostruisce le storie più o meno incredibili di oggetti che vi si trovano e eventi che vi si svolgono: dal mercato delle spezie alla ginecologia dell’Ottocento, dalla conquista inglese del tè cinese alle avventure di botanici in giro per il mondo.

**In cui ricostruisce vita, abitudini e follie dell’America degli anni Cinquanta, mescolandole con surreali ricordi della propria infanzia.

***In cui racconta l’estate del 1927: aperta dal trasvolo oceanico di Lindbergh, proseguita tra alluvioni, segrete riunioni di banchieri, truffe e grandiosi record nel baseball.

Annunci

Dimentica il mio nome

Standard

22722809

Zerocalcare

Nella sua opera forse più sentita e complessa Zerocalcare si mette a nudo, rendendo omaggio a una nonna che per lui ha rappresentato il mondo: mostrandone la generosità, il lento declino, il dolore lasciato dalla sua morte, e intanto intrecciano il racconto (fantastico o meno) dell’avventurosa giovinezza della nonna stessa, in giro per l’Europa, a cavallo della guerra.

Ma non è la trama che conta, per me: è il ricordo presentato col cuore in mano, la rappresentazione sincera e malinconica di un affetto che lo ha formato, sostenuto, reso quello che è, e che nell’assenza del corpo non può venire a mancare.

Sarà che mi ci sono trovata molto, e che a ogni pagina rivedevo la mia, di nonna, ma Dimentica il mio nome mi ha commosso infinitamente, ben al di là del riconoscimento di una qualità di narrazione disegno sempre più matura ed efficace, che pure è innegabile.

Un richiamo al cuore, oltre che alla mente.

Consigliatissimo.

Murena

Standard

33290512

Jean Dufaux

In una Roma soffocata da scandali e intrighi, il giovane Lucio Murena si trova a dover difendere sé stesso e l’amata madre dalla più pericolosa delle nemiche: Agrippina, che dopo aver fatto qualsiasi cosa per arrivare al trovo e assicurare la successione al figlio Nerone, non è certo disposta a cedere il vantaggio conquistato.

Anche se fra lei e il suoi progetti si dovessero frapporre l’imperatore Claudio e il suo amato figlio Britannico.

Una ricostruzione sanguinosa e veritiera della Roma imperiale, che se pecca un poco nella scrittura evoca con efficacia quei tempi di lussuria e intrighi con tavole magnifiche.

E ci mette il dubbio che, a distanza di duemila anni, ben poco sia cambiato.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

No time to spare

Standard

33503495

Ursula K. Le Guin

Superata la boa degli ottant’anni, Ursula K. Le Guin – eccezionale scrittrice di fantasy, fantascienza, saggistica e, infine, un glorioso romanzo storico, Lavinia – ha scoperto i blog.

E ha deciso di esplorarne le potenzialità, affidando a questo pubblico diario riflessioni su tutto quello che importa: l’età, la letteratura, l’ambiente, le relazioni fra i sessi, il suo gatto.

Questa è una raccolta dei post più significativi: uno zibaldone di riflessioni lucidissime e ironiche, presentate con lo stile limpido che da sempre caratterizza la scrittrice, e che renderebbero un piacere leggere anche le sue liste della spesa.

Da centellinare e gustare, quando si ha voglia di riflettere, ma con il sorriso sulle labbra.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Dodici

Standard

18468852

Zerocalcare

Un uomo si risveglia in ospedale.

Non c’è nessuno in giro, non ricorda cosa è successo, non sa quanto è rimasto privo di sensi.

E quando esce per strada, scopre che il mondo che conosceva non è più: zombi vagano per le vie della sua amata città, terrorizzando coloro che non sono stati contagiati.

Solo un gruppo di coraggiosi si arma per combatterli – e sopravvivere.

..

.

No, non è la trama di The walking dead. XD

O, meglio, non è solo la trama di The walking dead, ma anche quella di Dodici di Zerocalcare, che da fan sfegatato della serie la riprende, rendendole omaggio nel trasportare la fine del mondo a Rebibbia, e mettendo in scena uno scalcagnato gruppo di combattenti composto da lui stesso (accompagnato dal fedele Armadillo) e dai suoi amici di sempre, Secco e Cinghiale – senza che l’Apocalisse scalfisca la corazza di nevrosi, piccole follie e abitudini che tutti loro si portano dietro  nel quotidiano, e che costituiscono la vera trama dei fumetti dell’autore.

Purtroppo, nonostante le tavole sempre curatissime e i sorrisi che riesce a strappare, Dodici risulta la sua opera più debole: non c’è elaborazione dei personaggi né della vicenda, e non basta lo straniante espediente di trasportare tutto a Rebibbia per salvare la narrazione.

Comunque piacevole da leggere, non è certo la graphic novel che consiglierei per iniziare a conoscere Zerocalcare; non rende la profondità di riflessione, analisi e sentimento di cui si è dimostrato capace in altre occasioni.

Killer fashion

Standard

34536954

Jennifer Wright

Brevi quadri che, in maniera vivace e con l’aiuto di illustrazioni ironiche e originali, illustrano alcuni dei terrificanti pericoli (e più che pericoli, spesso: veri e propri danni) della moda attraverso i secoli.

Letale a volte per chi la produceva, a volte per chi la indossava, a volte per chi, innocente, passava accanto a damigelle e signori alla moda.

Purtroppo per chi come me ha letto il dettagliatissimo (e inquietantissimo!) Fashion victims di Alison Matthews Davies questo volumetto, superficiale e poco approfondito, ha ben poco interesse, se non per le originali illustrazioni.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Dogs of war

Standard

35827220

Adrian Tchaikovsky

Rex è un Bravo Cane. Rex ama gli umani. Vuole solo far felice il Padrone. E uccidere i nemici, certo. Perché è quello che fa un Bravo Cane.

Ma cosa succede quando una creatura geneticamente modificata per essere una macchina da guerra, e utilizzata per crimini di guerra, acquista una coscienza?

Un viaggio nel libero arbitrio e nelle infinite forme che l’intelligenza – e la vita stessa – possono prendere.

Sorprendente e sorprendentemente profondo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione, e spero davvero che Rex, Honey, Bee e tutti i loro fratelli arrivino presto in Italia.

In pace, naturalmente. 😉

The wild storm vol. 1

Standard

34690732

Warren Ellis

Questo il parere del Maritozzo sull’ultima fatica di Warren Ellis. ^^

Sono un lettore appassionato di Warren Ellis, su cui però negli anni mi sono formato questa opinione: aldilà dell’indubbia professionalità, è uno scrittore che ha moltissimo da dire su alcune tematiche (in primis il futurismo nelle sue più varie declinazioni), ma che risulta poco flessibile quando non gioca sul suo terreno.

In questo caso, è l’operazione in sé a essere inevitabilmente rischiosa: affrontare in maniera aggiornata e credibile un universo narrativo che porta addosso l’odore incancellabile degli anni ’90. E questo, per i lettori di comics della mia generazione, è tutto meno che positivo: gli anni ’90 sono stati sì l’epoca della liberazione degli autori verso le clausole vessatorie delle case editrici maggiori, ma anche quelle in cui si è barattata la credibilità delle storie e lo sviluppo dei personaggi con tanta violenza ipercinetica, fucili mitragliatori più grossi di Terminator, capigliature improbabili e, non scordiamocelo, tasche-tasche-tasche-tantissime-inutili-tasche! (Ogni riferimento a Liefeld è naturalmente casuale…).

Ma torniamo a noi. Warren Ellis sa scrivere? Cacchio, sì, molto bene. Ha le idee chiare su cosa vuole raccontare? Check anche su questa casella, e anzi le appendici mettono bene in chiaro che la sceneggiatura è stata preceduta da un buon lavoro di riflessione sugli elementi-chiavi dell’universo narrativo da ri-raccontare. E allora cos’è che francamente non mi ha convinto? Mah, forse il fatto che da un lato si basi su presupposti inesorabilmente fragili, dall’altro che la trama si caratterizzi fin dall’inizio come un preludio a The Authority. E non perché Warren Ellis voglia essere auto-celebrativo, ma proprio perché The Authority era in un certo senso l’unico modo di redimere quel genere di personaggi e situazioni.

L’aspetto grafico è invece di primissima qualità ed è evidente la sintonia sceneggiatore/disegnatore, soprattutto nell’ottica del tecnofoticismo.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Sweet bean paste

Standard

33376821

Durian Sukegawa

 

Sentaro si sente un fallito.

Ha rinunciato al suo sogno di diventare uno scrittore, e dopo un periodo in carcere lavora di malavoglia in un baracchino di doriyaki, dolci giapponesi farciti di crema di fagioli rossi. Preferirebbe decisamente lavorare in un bar, data la sua passione per gli alcolici, ma ha un debito da pagare – e la dignità di volerlo saldare.

l’incontro con Tokue, anziana sorridente dalle dita contorte e dal meraviglioso talento per la pasticceria, cambia le carte in tavola per lui e per Wakana, adolescente in cerca di conforto che frequenta il baracchino.

Perché attraverso la scoperta del passato di Tokue i più giovani scoprono anche il coraggio di cambiare, e cercare la propria via, senza lasciarsi influenzare da ciò che è stato.

delicato romanzo sulle seconde possibilità, mette in scena tre generazioni apparentemente sconfitte dalla vita, che nel succedersi delle stagioni prendono in mano il loro destino, riconoscendo il valore di ogni vita, ogni esperienza, ogni attimo.

Da questo bel romanzo è stato tratto un film altrettanto suggestivo, Le ricette della signora Toku: non consiglio l’uno o l’altro, ma solo di goderseli entrambi. 🙂

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Red Team vol. 2: Double tap, centre mass

Standard

34504197

Garth Ennis & Craig Cermak

L’amato Maritozzo, da decenni esploratore della migliore produzione fumettistica americana, legge e recensisce il secondo volume di Red team. ^^

Take a few, selected, highly-trained, well-intentioned people. Assign the responsibility to protect the sheep and to hunt down the wolves. We are talking about super-heroes, don’t we? Or, since we story involves cops and drug dealers, we are talking about heroes, don’t we?

No. We are talking about men and women. And men and women sometimes fail.

Once there was Red Team: for people put in charge with dealing with the worst-of-the-worst among criminals. They did their job. And they gave themselves a mission, and went over the edge. Because justice requires rules, like it or not.

Now only two of Red Team members remain, a man and a women, now workings as ordinary cops. But let Fate drop into their hands the lead to another big drug operation and another villain who must be stopped to make the world a better place… what then? I won’t spoil you any surprise, but let me say this: the greatness of Ennis is to let his characters make their own minds, and their own mistakes, in the light of past lessons and in the shadows of their own weaknesses. And since we are talking about people and not guys flying around in spandex, our cops have families and relationships and sometimes they develop feelings which can jeopardize what little peace they can find at home.

Another central theme is death in the line of duty. The event is not played out as Shakesperian drama, neither with the callousness of certain procedurals in which bodies are just the fuel to drag on the show. Ennis’s characters fear for their own life just as any ordinary human being would. Their job – a demanding, never-ending one – has gifted them with the ability to immediately and precisely weight the danger level of any situation: and more than a few times, they know that nothing can save them. There are those gifted with the braveness to go on their way despite of this, and those who have traced the line never to be stepped over. What they all have in common is the knowledge that death is not glorious, it just sucks and it is ultimately inevitable.

I have been following Ennis’s work through the years since his run on Hellblazer. I am familial both with his <<as crazy as I can be>> stories and with his <<as grim as I can be>> stories. Through the years he managed to write about a Preacher on a quest to literally meet God and he showed he could re-invent the Punisher after decades of stale continuity.

I noticed an evolution in his writing and how he depicts his characters. It looks to me that Mr Ennis is more and more bored by the exceptional and the uncanny and attracted to what all human beings – as unique as we would like to be – share in common.

Is it grim? Is it funny? One way or the other, Ennis we will find a way to make it into a good story.

Ringrazio l’editore per avermi/gli/ci concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 😉