Archivi categoria: YA friendly

Evelina e le fate

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Simona Baldelli

Inizia tutto il giorno in cui arrivano gli sfollati.

Vengono dalla città, hanno pacchi e bambini,  e portano sempre le scarpe, non solo per le occasioni: Evelina, cinque anni, non capisce perché.

Né glielo sanno spiegare la Nera, serie e gentile, o la Scepa, scatenata e sciocca: le fate che da sempre proteggono la bambina e la sua famiglia, silenziose ma presenti, nelle aspre campagne marchigiane da cui il padre trae il loro sostentamento.

Come non le sanno spiegare il mistero della bambina nascosta in una botola, una “principessa”; o delle bombe che iniziano a illuminare il cielo in quei mesi in cui si aspettano gli alleati, fra tedeschi  e partigiani, in una vita regolata prima di tutto dai ritmi della natura.

Raccontato con maestria dal punto di vista di Evelina, gentile e vivace, è questo un romanzo sorprendente e commovente: gli ultimi mesi di guerra vengono vissuti attraverso lo sguardo candido di una bambina che non tutto capisce, ma istintivamente compassionevole fa il bene, camminando leggera fra questo mondo e quello, misterioso, della magia quotidiana.

Un bellissimo modo per far conoscere ai ragazzi più grandi la multiforme realtà degli ultimi giorni di guerra, con i suoi orrori e i suoi atti di umanità, attraverso una vicenda piena di empatia, raccontata con un linguaggio insieme delicato e crudo, che fa un uso corposo ed efficace del dialetto.

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A little history of archaeology

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Brian Fagan

Io sono un’appassionata collezionista di storie, vicende, fatti curiosi, incidenti; e proprio perché di archeologia so poco, un libricino come questo arriva più che gradito.

Capitoli brevi – forse troppo – illustrano lo sviluppo di una disciplina molto più complessa di quello che si aspettano i profani, a partire dal ritrovamento di Pompei nel 1700 per arrivare ai giorni nostri.

E sfilano città perdute e ritrovate, manufatti, popoli ricchi di mistero – e studiosi che erano veri e propri avventurieri.
Indiana Jones sarebbe stato orgoglioso di loro. ❤

Mi sento però in dovere di aggiungere una nota: proprio perché sono una profana, non so valutare se ci siano stati errori, imprecisioni, trascuratezze.

Di solito non pratico (troppo) l’arte del dubbio, ma la pessima esperienza fatta con A little history of literature mi obbliga a mettere le manine avanti.

Quindo, per quello che posso valutare, una lettura interessante divertente e ricca di curiosità. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

SHOCK Anthology

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AA.VV.

Quindici storie brevissime, tra le quattro e le quindici tavole.

Una miriade di autori, coloristi, illustratori, fra cui alcuni dei miei preferiti: Charles Vess (con un bellissimo, bellissimo pezzo su Istambul), Michael Zulli, Neil Gaiman, Brian Azzarello.

E completa libertà di temi e ambientazioni.

 

Sono questi gli ingredienti di una raccolta che paga, come tutte le antologie multiautore, la differenza di talento fra i vari artisti, con pezzi meno interessanti che vanno a scontrarsi con alcuni di qualità media e con altri di eccezionale bellezza.

E questi ultimi non mancano, e spaziano in ogni genere: dal fantasy allo storico-biografico, dalla fantascienza alla fiaba più sognante al noir.

Fatevi un favore, e andate a caccia di queste perle: non le indico apposta, per lasciare il piacere della scoperta. 😉

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Herding cats

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Sarah Andersen

L’ansia, le scadenze, la creatività, l’amore, i gatti, l’inverno: condensata in poche, geniali vignette c’è tutta la vita, sopratutto interiore, di quella che ho scoperto essere un’artista sincera e sensibile.

Saggia, con il sorriso, e un oceano di forza interiore che usa per sopravvivere al mondo e a sé stessa ogni giorno.

Perfetto per farsi due risate, perfetto per trovare di che pensare, perfetto per sentirsi vicino qualcuno.

Perfetto.

Lydie

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Jordi Lafebre & Zidrou

In una città francese esiste una stradina, un vicolo cieco: è un universo a parte, un microcosmo in cui tutti si conoscono e sia aiutano, formando una comunità così stratta da distinguere fra i Mustachios (i Baffuti, dal poster di un neonato con i baffi che caratterizza la strada) e… bè, tutti gli altri.

E in questa stradina arriva un giorno una nuova abitante: Lydie, figlia della dolce Camille, ragazza madre un po’ lenta ma benvoluta da tutti. Lydie che è morta alla nascita, ma è tornata dopo due mesi a consolare sua madre – e che solo lei vede.

Inizia così una gara di cuore per sostenere l’inganno negli anni, e evitare a Camille ogni sofferenza.

Ma… se non fosse solo una fantasia?

Lydie è una graphic novel di delicatezza estrema: attraverso una vicenda di dolore costruisce un vero e proprio mondo di affetto e solidarietà, creato da una bambina che non esiste (o sì?) e dal buon cuore di chi vuole proteggere un’innocente.

Bellissime anche le tavole, dallo stile piacevolmente datato, che riportano nella ricchezza dei dettagli un mondo che non è più.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura  di questa recensione. ❤

Queen Street

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Emmanuelle Chateauneuf

Aimee e Melodie: la prima una giovane madre, immigrata in Canada dalle Filippine, coraggiosa e impulsiva. La seconda sua figlia, sette anni e un’immaginazione scatenata, che le permette di trasformare una realtà di emarginazione e solitudine in un mondo incantato di supereroi. E supereroine, ovviamente.

Una storia piccola, di coraggio e amore, difficoltà e successi di ogni giorno, all’interno di una comunità che protegge e aiuta, costituendo una famiglia allargata ricca di calore.

Piacevole, anche se non eccessivamente originale, sguardo sulla comunità orientale in Canada e sulle difficoltà quotidiane degli immigrati nel freddo, lontano Paese del nord.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The Toymakers

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Robert Dinsdale

Premessa: per decidere se The Toy Makers mi fosse piaciuto (e decidere che sì, mi era piaciuto, e parecchio pure) ho dovuto riflettere un paio di giorni.
Cosa inusuale, per una che di solito stabilisce se un romanzo è nelle sue corde alle prime trenta pagine ( e difficilmente sbaglia – è rarissimo che qualcosa che non mi è piaciuto alla prima si risollevi).
In buona parte credo che sia dovuto allo scarto tra le aspettative iniziali e il prodotto effettivo.
Insomma: mi capita fra le mani un romanzo ambientato fra il 1907 e il 1953, in un negozio di giocattoli a Londra.
Giocattoli meravigliosi, con più di un tocco di magia, e un negozio altrettanto magico: apre con la prima brina e chiude allo spuntare dei bucaneve.
Ogni anno, da vent’anni, generazioni di bambini affollano i suoi labirintici interni, scoprendo castelli di nubi, animali di pezza che volano davvero, scatole più grandi all’interno che all’esterno, soldatini che combattono battaglie complesse e sempre nuove.
E in questo negozio arriva Cathy, quindici anni e incinta, in fuga da una famiglia che vorrebbe farla rinunciare al bambino che porta in grembo; per decoro, decenza, vergogna.
Cosa ci può essere di più coccoloso di un romanzo ambientato in un negozio magico di giocattoli magici?
Ben poco, pensa una, ricordando con piacere The night circus.
E legge, incauta e impreparata.
Perché arrivano violenze sugli ebrei, e i campi di lavoro in Russia, e i traumi della prima guerra mondiale; i difficili rapporti fra fratelli; invidia e gelosia che infiltrano come veleno le generazioni; dolore e lontananza e tradimento; la degradante perdita della magia; e una sorprendente riflessione sul libero arbitrio.
Il tutto sullo sfondo di un mondo a parte, toccato solo dai maggiori eventi di due decenni, fino alla sua disgregazione, quando la realtà diventa troppo per la magia.
Ecco, questo è quello che mi sono trovata, stranita, per le mani: un’opera complessa e intelligente, che ribalta le aspettative del lettore, scavando a fondo e offrendo una molteplicità di piani di lettura.
Notevole, davvero.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Starlings

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                                                                                                                                                                          n35909363

Jo Walton

Venti racconti (o frammenti, o giochi, o esercizi, come li chiama l’autrice) brevi o brevissimi, un testo teatrale e una manciata di brevi poesie.

Gli ingredienti per un piccolo capolavoro, bocconcini di meraviglia da gustare uno per uno, con calma, all’occasione: e in poche pagine di scrittura limpida e magnifica si dischiudono mondi alternativi perfettamente resi, che siano fantasy o fantascienza; declinazioni inaspettate ai luoghi comuni più triti del fantastico; delicate riflessioni sulla malattia, il dolore, la vecchiaia; e due raccontini natalizi di meravigliosa ironia e incredibile tenerezza insieme.

Non avevo mai letto prima Jo Walton, nonostante la sua fama davvero la preceda; ma se questi frammenti, che considera quasi la palestra della sua scrittura, sono una sorta di piccola collezione di scarti, per quanto amati, non tarderò molto ad affrontarla in volumi più corposi, anche solo per ritrovare la magia delle sue parole.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Breve storia di (quasi) tutto

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Bill Bryson

Metto subito le carte in tavola: io adoro Bill Bryson.

Mi diverte come scrittore di viaggi, ma lo trovo assolutamente fantastico come divulgatore storico: Breve storia della vita privata*, Vestivamo da Superman** e L’estate in cui accadde tutto*** sono fra i miei libri preferiti.

Dovevo quindi, prima o poi, confrontarmi con il suo lato di divulgatore scientifico: nella speranza che, da somaro umanista a somara umanista, qualcosa riuscisse a farmelo incraniare.

Ha fallito miseramente con la fisica quantistica: ne capisco quanto ne capivo prima ovvero nell’ordine delle potenze negative. Ma, avendo riportato l’impressione che anche i fisici quantistici segretamente ne capiscano quanto me, me ne sento consolata. XD

Il resto è stato un viaggio affascinante, emozionante e, sopratutto, inquietante nel Mondo con la maiuscola: dall’infinitamente piccolo delle particelle all’infinitamente grande dell’Universo,passando per mari e vulcani, dinosauri e pesci. E, infine, l’uomo.

Un’ottima introduzione alle scienze, capace insieme di far capire e incuriosire insieme, senza mai annoiare – anzi, strappando più di una risata.

Anche se ti sta descrivendo la fine del mondo (scegliete voi per cosa: impatto da asteroide, desalinizzazione, esplosione di Yellowstone e almeno una decina di atri scenari ben poco rassicuranti):

*In cui, partendo dalle stanze dell’ex canonica in cui viveva al tempo, ricostruisce le storie più o meno incredibili di oggetti che vi si trovano e eventi che vi si svolgono: dal mercato delle spezie alla ginecologia dell’Ottocento, dalla conquista inglese del tè cinese alle avventure di botanici in giro per il mondo.

**In cui ricostruisce vita, abitudini e follie dell’America degli anni Cinquanta, mescolandole con surreali ricordi della propria infanzia.

***In cui racconta l’estate del 1927: aperta dal trasvolo oceanico di Lindbergh, proseguita tra alluvioni, segrete riunioni di banchieri, truffe e grandiosi record nel baseball.

Dimentica il mio nome

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Zerocalcare

Nella sua opera forse più sentita e complessa Zerocalcare si mette a nudo, rendendo omaggio a una nonna che per lui ha rappresentato il mondo: mostrandone la generosità, il lento declino, il dolore lasciato dalla sua morte, e intanto intrecciano il racconto (fantastico o meno) dell’avventurosa giovinezza della nonna stessa, in giro per l’Europa, a cavallo della guerra.

Ma non è la trama che conta, per me: è il ricordo presentato col cuore in mano, la rappresentazione sincera e malinconica di un affetto che lo ha formato, sostenuto, reso quello che è, e che nell’assenza del corpo non può venire a mancare.

Sarà che mi ci sono trovata molto, e che a ogni pagina rivedevo la mia, di nonna, ma Dimentica il mio nome mi ha commosso infinitamente, ben al di là del riconoscimento di una qualità di narrazione disegno sempre più matura ed efficace, che pure è innegabile.

Un richiamo al cuore, oltre che alla mente.

Consigliatissimo.