Archivi categoria: YA friendly

How to fracture a fairy tale

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Jane Yolen

Jane Yolen frattura davvero le fiabe classiche: anzi, le frattura, scompone, smembra, sviscera, lima, e infine ricompone in pezzi nuovissimi con il sapore antico delle fiabe che conosciamo da sempre, in tutte le loro multiformi varianti.

Spesso brevissimi, sempre scritti bene, i racconti compongono un’antologia ricca di suggestioni, personaggi, soluzioni; e se ho apprezzato meno i brani più grotteschi o surreali (come Happy Dens), la bellezza impeccabile di altri (Godmother Death o Granny Rumple fra tutti) più che riequilibrano la bilancia.

Una raccolta da leggere e gustare, con calma, e un sorriso pronto.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

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The sweetness at the bottom of the pie

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Alan Bradley

Inghilterra, anni ’50.

Flavia ha undici anni, due sorelle che sono un tormento, un padre malinconico che non si è mai ripreso dalla scomparsa della moglie, una mente curiosa e un’amore viscerale per la chimica.

Per i veleni, sopratutto.

E nell’ala ovest (“Cosa c’è nell’ala ovest?” “L’ala ovest è PROIBITA!” cit. – come amo La Bella e la Bestia <3) della grande, decadente magione di famiglia ha trovato bell’e pronto un laboratorio chimico fornito di tutto, lascito di uno dei suo peculiari antenati.

Resta solo da scoprire cosa può combinare una ragazzina del genere, armata di Bunsen e in sella a una vetusta ma scattante bicicletta, quando trova un cadavere nell’orto di casa. E sa – perché Flavia vive di certezze – che lei ha le carte in regola per dipanare il mistero, decisamente più degli impertinenti poliziotti che iniziano a circolare per strada.

Un giallo dalle ambientazioni retrò che vanta una protagonista inusuale e sfaccettata, come sfaccettati e di grande profondità sono tutti i personaggi secondari; lo stile ironico, l’ambientazione coccolosamente inglese, lo sguardo tagliente e tarato insieme di Flavia lo rendono un romanzo da leggere e godere come fresca lettura estiva, e insieme da apprezzare per l’insospettata profondità che nasconde.

The sweetness at the bottom of the pie, primo romanzo di una serie di grande successo, è pubblicato in Italia (come i seguiti) con il titolo Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli.

An elderly lady is up to no good

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Helene Tursten

Maud ha ottantasei anni, un enorme appartamento in un buon quartiere per cui non paga affitto, abbastanza risparmi da garantirle una vita serena e tutti i viaggi che desidera fare: viaggi avventurosi, adatti a una donna ancora in forma fisicamente e mentalmente.

Certo, i motivi di nervosismo non mancano: giovani irrispettosi che pensano di approfittarsi di un’anziana signora, vicini di casa molesti, persone che non sanno cosa sia il rispetto.

E Maud non è certo il tipo che si faccia metterei piedi in testa, sopratutto se il rimedio all’inconveniente è un omicidio piccolo piccolo.

Una raccolta di racconti divertentissima, con una protagonista sensata e ragionevole: così ragionevole che, insomma, ti fa pensare che se la siano proprio andata a cercare, le sue vittime!

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Macerie prime. Sei mesi dopo

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Zerocalcare

Sei mesi.

Sei mesi in cui il gruppo si è fratturato: relazioni di anni sono andate in fumo, rancori sono emersi, preoccupazioni e ansie hanno preso il sopravvento.

Ma senza una rete di sicurezza, l’unica possibile: quella degli amici di sempre, impegnati in una lotta tra la stasi e la crescita, il cambiamento e l’immobilità.

Cosa emergerà dalle macerie di persone e relazioni? Nuovi equilibri, o niente – solo una Pompei, a memoria di quello che è stato?

Zerocalcare non fa sconti in questa seconda parte: non ci sono soluzioni facili né finali edulcorati, come non sono facili le vicende della vita, i rapporti tra persone, i dolori che ognuno si porta dentro, talvolta irrisolvibili, per quanto sia doloroso ammetterlo.

Ma c’è una certezza: che i mostri si possono colpire, e che è meglio, sempre meglio, combattere insieme.

Bello, profondo, sincero: i due volumi che compongono Macerie prime sono una lettura importante, da meditare con calma.

A Hell of an innocent

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Zidrou

Ventisette anni, sessantasette coltellate: sono i numeri che separano Greg dall’afosa, opprimente cittadina dell’outback australiano in cui è cresciuto, e in cui è stata uccisa Lee, sua moglie.

Nascosto nelle vaste praterie, dedito all’allevamento di pecore, con l’unica compagnia del suo fedele cane e dell’immagine provocante di Lee, Greg viene riportato al mondo dei vivi dalla confessione di suo fratello Ike: morente, giura di aver ucciso lui la cognata, facendo ritrovare insieme l’arma del delitto.

Ma il senso di colpa, la gelosia, e ventisette anni di lontananza permetteranno a Greg di riappropriarsi di una vita che non è più la sua? E, sopratutto: la verità, è davvero, finalmente, esposta alla luce del sole?

Un discreto noir, apprezzabile sopratutto per l’ambientazione inusuale, che però scava poco nella psicologia dei personaggi, limitandosi solo a suggerire  motivazioni e retroscena.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Miyazakiworld

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Susan Joliffe Napier

Ogni volta che rivedo un film di Hayao Miyazaki o Isao Takahata è una prima visione: la freschezza delle immagini, la lussureggiante qualità degli sfondi, la complessità dei personaggi, la varietà di ambientazioni e vicende me li rendono sempre nuovi.

Ho i miei preferiti, ovviamente (Porco Rosso, Totoro, Only Yesterday fra tutti) ma non ce ne è uno che non abbia visto e rivisto – ossessivamente, direbbe qualcuno.

Lo stesso è capitato all’autrice di questo bellissimo volume, che però, forte di decenni di conoscenza della cultura e della società giapponese, ha analizzato la vita e l’opera (anzi, le opere) del Maestro alla luce non solo delle fonti di ispirazione, dichiarate o meno, ma dell’influenza che hanno avuto nel Sol Levante prima e in tutto il mondo in seguito.

Ne risulta un saggio solido, denso, inusuale, lontano da quel poco, spesso all’acqua di rose, che ho letto negli anni.

Interessante e appassionante, da leggere magari premettendo a ogni capitolo una rispolverata del film trattato.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂

Macerie prime

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Zerocalcare

Zerocalcare è diventato adulto, è diventato famoso, guadagna bene.

E con la fama, l’esposizione sui social, il benessere sono arrivate nuove sfide: sfide che lo portano lontano, a confrontarsi con le proprie ansie, con quello che è sempre stato, con quello che vuole diventare: con il cambiamento.

Con gli amici di sempre, intrappolati in un’esistenza immutata e immutabile (Secco e Deprecabile), o che lottano per cambiare una vita precaria, insoddisfacente, dolorosa, che azzoppa i desideri di indipendenza di un’intera generazione con la mancanza di prospettive, denaro, lavoro (Katia, Sarah).

Il peso del passato, la lotta per il futuro, la paura di non riconoscersi, il non riconoscere gli amici di sempre, il baratro fra chi vivacchia, non per desiderio, e chi ha successo: è un volume amaro e talvolta spietato nel rendere un periodo di cambiamento necessario e  dubbi che lo accompagnano, sia per il protagonista che per chi lo circonda.

Primo di un dittico, spero che sia solo la pars destruens di un percorso che lasci qualche speranza: perché altrimenti l’amarezza sarebbe davvero troppa.

A bite-sized history of France

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Stéphane Hénaut & Jeni Mitchell

Una storia di Francia come non si era mai letta: in capitoli brevi quanto un pranzo a tramezzini, si dispiegano davanti al lettore prodotti tipici, prelibatezze culinarie, vini e formaggi, dolci e stufati. E rivoluzioni, conquiste, avvelenamenti, guerre di successione e religione, re, amanti e regine, capitani di ventura e pasticceri.

La maniera perfetta di rendere appetibile (letteralmente!) le vicende di uno dei grandi Stati europei, stimolando insieme appetito e curiosità.

Delizioso.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Evelina e le fate

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Simona Baldelli

Inizia tutto il giorno in cui arrivano gli sfollati.

Vengono dalla città, hanno pacchi e bambini,  e portano sempre le scarpe, non solo per le occasioni: Evelina, cinque anni, non capisce perché.

Né glielo sanno spiegare la Nera, serie e gentile, o la Scepa, scatenata e sciocca: le fate che da sempre proteggono la bambina e la sua famiglia, silenziose ma presenti, nelle aspre campagne marchigiane da cui il padre trae il loro sostentamento.

Come non le sanno spiegare il mistero della bambina nascosta in una botola, una “principessa”; o delle bombe che iniziano a illuminare il cielo in quei mesi in cui si aspettano gli alleati, fra tedeschi  e partigiani, in una vita regolata prima di tutto dai ritmi della natura.

Raccontato con maestria dal punto di vista di Evelina, gentile e vivace, è questo un romanzo sorprendente e commovente: gli ultimi mesi di guerra vengono vissuti attraverso lo sguardo candido di una bambina che non tutto capisce, ma istintivamente compassionevole fa il bene, camminando leggera fra questo mondo e quello, misterioso, della magia quotidiana.

Un bellissimo modo per far conoscere ai ragazzi più grandi la multiforme realtà degli ultimi giorni di guerra, con i suoi orrori e i suoi atti di umanità, attraverso una vicenda piena di empatia, raccontata con un linguaggio insieme delicato e crudo, che fa un uso corposo ed efficace del dialetto.

A little history of archaeology

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Brian Fagan

Io sono un’appassionata collezionista di storie, vicende, fatti curiosi, incidenti; e proprio perché di archeologia so poco, un libricino come questo arriva più che gradito.

Capitoli brevi – forse troppo – illustrano lo sviluppo di una disciplina molto più complessa di quello che si aspettano i profani, a partire dal ritrovamento di Pompei nel 1700 per arrivare ai giorni nostri.

E sfilano città perdute e ritrovate, manufatti, popoli ricchi di mistero – e studiosi che erano veri e propri avventurieri.
Indiana Jones sarebbe stato orgoglioso di loro. ❤

Mi sento però in dovere di aggiungere una nota: proprio perché sono una profana, non so valutare se ci siano stati errori, imprecisioni, trascuratezze.

Di solito non pratico (troppo) l’arte del dubbio, ma la pessima esperienza fatta con A little history of literature mi obbliga a mettere le manine avanti.

Quindo, per quello che posso valutare, una lettura interessante divertente e ricca di curiosità. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. 🙂