Parole avvelenate

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Maite Carranza

Che fine ha fatto Barbara Molina? Sparita quindicenne, dopo una fuga da casa e una telefonata disperata, il suo corpo non è mai stato ritrovato, i due sospettati della sua scomparsa non sono mai stati incriminati; e il vuoto che ha lasciato Barbara – impertinente, brillante, curiosa,  e poi incerta, problematica, distante – non è mai stato colmato.

La sua fine perseguita l’ispettore Lozano, ormai al suo ultimo giorno di carriera nella polizia; ha gettato un’ombra sui fratelli, ora adolescenti, ha distrutto la madre, ha perseguitato Eva, la sua migliore amica al tempo. Ma forse, in ventiquatto ore di passione, c’è un’ultima possibilità di  riportare Barbara e coloro che l’hanno amata fra i vivi, dipanando le menzogne nuove e antiche che avvolgevano la sua vita e quelle di chi la circondava.

I segreti che Barbara nascondeva e che l’hanno nascosta a lungo sono i segreti di molte donne, vittime di violenze e soprusi, incapaci di ribellarsi, umiliate e plagiate, convinte di aver meritato quello che capita loro, di ricevere l’oblio e i maltrattamenti che toccano loro; provate della luce necessaria a vedere i loro aguzzini per quello che sono.

Sono avvelenate le parole che le hanno portate a questo punto, parole che sembrano d’amore ma instillano  il dubbio e il disprezzo di sè; parole che precedono violenze fisiche che, spesso, diventano estreme.

Non un tema facile da trattare, sopratutto in un romanzo per ragazzi, ma che Maite Carranza (qui su un altro livello rispetto ai pur piacevoli romanzi fantasy che avevo letto tempo fa) riesce a rendere insieme con realismo e con un ritmo  sincopato che impedisce di distogliere l’attenzione, ma senza morbosità – un rischio sempre presente quando si trattano temi del genere.

Consigliatissimo, insomma; con una nota positiva anche per la bella edizione.

Ringrazio l’editore per avermi proposto e concesso la copia necessaria a questa recensione; e approfitto dell’occasione per complimentarmi per il suo catalogo: non lo conoscevo e ho esplorato un pochino, scoprendo un editore attento alle letterature di tutto il mondo, e a proporre testi e autori particolari e interessanti.

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Approfitto del bellissimo romanzo di Maite Carranza per segnalare un’altra iniziativa che tratta e combatte lo stesso orrore: What women don’t want, a cura di Diario di pensieri persi e Speechless Magazine: una ventina di autori (una ventina di signori autori) prestano le loro penne per altrettanti racconti che trattano l’abuso, il pregiudizio, la violenza contro le donne.

Non sono testi destinati ai ragazzi, e quindi non scriverò un articolo apposito: ma è una raccolta tanto pregevole quanto importante, e ci tenevo a segnalarla.

Si può leggere o scaricare gratuitamente da Speechless; ma chi voglia può sostenere l’iniziativa con una donazione alla Casa delle donne di Bologna, o donando il proprio cinque per mille all’associazione.

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