Artemis Fowl

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Eoin Colfer

Chi è Artemis Fowl?

Di certo si sa cosa è: un genio del crimine, discendente di una dinastia di brillanti malfattori che vuole riabilitare; una mente diabolica; uno stratega impeccabile.

E un dodicenne.

Un dodicenne che ha elaborato il piano più ardito mai concepito con un unico, preciso scopo: sottrarre il favoleggiato ma non per questo meno reale) oro delle Fate.

Anche se questo dovesse scatenare una guerra fra il mondo fantastico e il mondo umano?

Che domande, CERTO!

Inizia così una divertente, rutilante avventura, in un mondo preciso e dettagliato che mischia il fantasy puro con brillanti soluzioni tecnologiche, e con una folla di personaggi di ogni razza che non possono non restare impressi.

E che Artemis stia correndo il rischio di riscoprire la sua… umanità?

Delizioso, e perfetto per passare qualche ora spensierata.

Rodzina

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Karen Cushman

Rodzina è grande, grossa, incupita, con capelli biondi e la faccia di suo padre.

Nessuno la prenderà per la sua bellezza o il suo carattere amabile, e lei è ben decisa a non farsi vendere come schiava: perché sa bene che è questo che fanno con gli orfani nei viaggi verso Ovest per “trovare delle famiglie che li accolgano”, li vendono al miglior offerente per lavorare la terra o tenere la casa, e mai più ritorneranno indietro.

Ma Rodzina non voleva lasciare Chicago: tutti i suoi ricordi sono là, nella città in cui sono sepolti suo padre, sua madre e i due fratelli minori, che la amavano per quello che era. Grande e grossa, un po’ goffa, brillante e testarda, determinata.

Piena di cuore.

perché scoprirà, durante il lungo viaggio verso la California, che i pregiudizi possono essere i nemici peggiori, e che non ci si può impedire di amare o di essere anati, seppur controvoglia.

Karen Cushman abbandona l’Inghilterra medievale ed elisabettiana per farci salire a bordo di uno dei treni degli orfani, che dalla metà dell’Ottocento agli anni ’20 del Novecento portarono migliaia di ragazzini verso Ovest, nel tentativo di dar loro una vita migliore delle strade di una grande città.

Sradicati, traumatizzati, spesso separati da fratelli o sorelle, molti di loro finirono davvero a fare i servi non pagati nelle famiglie che li avevano accolti; molti altri trovarono affetto e condivisione, ma ricordarono per sempre il lungo, duro viaggio verso Ovest.

Come sempre efficace e documentato, sorretto da una protagonista lontana dalla perfezione ma che si fa amare e da personaggi minori che rimangono scolpiti nel cuore.

Solo Flora

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Stefania Bertola

 Flora ha quindici anni, una madre biologa marina, un’amica del cuore e un fidanzato che ama. Non c’è nessuno più normale di lei, e questo verrà confermato quando, rifiutandosi di seguire la madre per un anno in Australia, si trasferisce a San Mirtillo, un’ora di treno da Federico, e una delle ventisei comunità Different riconosciute in Italia.

In che senso Different, vi chiederete? Nel senso che vi abitano, legalmente riconosciuti e parificati nelle scuole, tutte le creature magiche del territorio: fate e streghe, vampiri e leprecauni, gnomi e stregoni popolano il vivace (e vitale, anche nelle abitazioni…) paesello, e guardano con disprezzo e stupore la Normal che si è trasferita a casa della zia. Una zia, inutile dirlo, di cui non si parla molto in casa…

Inizia così una commedia esilarante, fatta di stregoni misteriosi e baci rubati, complotti per sabotare il concerto di fine anno, dubbi amorosi e streghe gelose, che prendendo in giro tutti gli stereotipi dei paranormal romance più diffusi dimostra con garbo come, in fondo, nell’amore non ci siano Different.

Un romanzo delizioso, curatissimo in tutti gli ironici particolari, che si legge in un soffio, confermando il talento comico di Stefania Bertola.

The summer I became a nerd

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Leah Rae Miller

Maddie è bionda, popolare, simpatica, e una cheerleader fidanzata con il campione di football della scuola.

Insomma, è tutto quello che si deve essere per integrarsi perfettamente, per non spiccare, per non essere derisa.

E’ anche, segretamente, appassionatamente nerd: fumetti e film sono la sua vita, le fanno battere il cuore e le tolgono il respiro dall’emozione.

Ma questo suo lato oscuro viene tenuto been nascosto, per evitare che l’ignominia e la derisione la perseguitino, come è capitato un agghiacciante giorno alle elementari.

Ma un’estate afosa, un nerd carino e divertente e un negozio rifornitissimo di fumetti la costringeranno a scegliere chi vuole essere: quella che è, o quella che crede che gli altri vogliono che sia?

Un romanzo fresco e divertente, ricco di citazioni e ammiccamenti, scritto in maniera brillante;  e sebbene Maddie possa sembrare surreale (e sia parecchio irritante) nelle sue fissazioni, il tema dell’affermazione dell’identità e della necessità di limpidezza nei rapporti umani è ben trattato, senza moralismi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Cross my heart

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Sasha Gould

Nella splendente Venezia del XVI secolo, Laura viene fatta uscire dal convento in cui è stata chiusa per sei anni: Beatrice, la sua incantevole sorella, è morta annegata, e il padre vuole che la sostituisca nel matrimonio combinato allo scopo di risollevare le disastrate finanze della famiglia.

Ma il promesso sposo è ripugnante e crudele, il padre di Laura instabile e prepotente, la morte di Beatrice pesa sullo spirito della sorella, e Venezia è una città di segreti: segreti che possono compare l’aiuto di una società di donne dedita alla manipolazione del potere, e cambiare gli equilibri della Repubblica.

Scorrevole e divertente, Cross my heart ha il solo difetto di voler volare più alto di quanto non possa fare: l’idea della società di donne che collezionano e gestiscono segreti è bellissima, ma l’ambientazione è di una  superficialità e goffaggine incredibili: tra cadaveri tenuti in casa per giorni prima della sepoltura a periodi di lutto non rispettati a giovinette che zompettano in giro per la città non accompagnate sembrava di leggere un comtemporary in corsetto.

Una lettura in ogni caso piacevole, se si chiude un occhio (o anche entrambi XD) sulla ricostruzione storica, e se si vuole passare qualche ora di relax.

L’Inferno di Dante

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Paolo Barbieri

Quando ho scoperto L’inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri, conoscevo l’autore solo come illustratore di copertine, nello specifico quelle dei romanzi di Licia Troisi; sentendo che si era dedicato a illustrare alcuni brani dell’Inferno dantesco, il mio commento è stato un poco garbato “Dalle stalle alle stelle”.

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Ma ammetto di essere rimasta colpita e stupita dalla qualità dell’opera, e dal forte legame col testo dantesco: Barbieri ha uno stile dettagliato e visionario insieme, con lampi di modernità metallica che ricordano certe ambientazioni steampunk; sebbene l’abbia preferito nelle Favole degli Dèi, devo dire che la sua reinterpretazione di Dante è potente e attraente.

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Take courage: Anne Bronte and the art of life

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Samantha Ellis

L’ho scritto e riscritto: Jane Eyre è il mio romanzo preferito, Jane Austen la mia scrittrice preferita.

Nonostante questi pilastri del mio cuore di lettrice, quando ho incrociato per caso un romanzo di Anne Bronte (“l’altra Bronte”, la minore, la misconosciuta, la timida e mite) che non conoscevo (e già questo è indicativo – non conoscevo The tenant of Wildfell Hall!) e l’ho preso in mano non ho potuto che riconoscerne la superiorità: è un romanzo coraggioso e innovativo, sia dal punto di vista stilistico che dei temi trattati. Un romanzo che infrange in un colpo solo l’immagine che viene diffusa di Anne come la mite, paziente e pia figlia di un curato di campagna, tutta rassegnazione e preghiere, e alcuni dei grandi tabù dell’Inghilterra vittoriana.

Non dico niente perché è stato da poco ripubblicato anche in Italia, dopo anni in cui risultava introvabile (e anche questo è indicativo), e merita di essere letto e scoperto la cieca, come è capitato a me, per veder smontare tutti i pregiudizi sulla sua autrice pagina dopo pagina.

Ma chi era “l’altra Bronte”? Come nasce il mito della sua rassegnata mitezza? Da dove si originano idee così rivoluzionarie come quelle che esprime nei suoi libri?

Samantha Ellis esplora quello che si sa della vita di Anne attraverso le persone, reali (i familiari e la domestica Tabby) e immaginarie (Agnes ed Helen, le protagoniste dei suoi romanzi) che l’hanno ispirata e formata, attraverso gioie e dolori, esempio e contrasto, e attraverso la testimonianza minuziosa dei (troppo pochi) scritti che ci sono rimasti.

Ne viene fuori una personalità vivida e complessa, piena di luce, alla ricerca del vero Bene, priva del timore delle convenzioni che ci si aspetterebbe: una femminista ante litteram dal pensiero profondo e innovativo. E una moltitudine di figure – il padre, le sorelle, la zia, Tabby, il fratello, le allieve, i datori di lavoro… – che saltano fuori dalla pagina, intessuti nell’arazzo della vita e del pensiero di Anne.

Perché è vero che la storia di ognuna delle Bronte è, prima di tutto, una storia di famiglia.

Una biografia bellissima, piacevole come un romanzo, che ridà finalmente respiro a una grande scrittrice e a una donna coraggiosa.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ❤

Little Computer People

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Galen Surlak Ramsey

Summary: while(book.Pages.First(); book.Pages.Last(); book.Pages.HasNext()) { Reader.Fun++; }
Details: What do you do when you are nothing less than pure genius and true father of the first A.I.? And how do you respond to said A.I. very outspoken opinion that yor are but a moron? Can you anticipate the stampede of events which will soon run over your life? Or should you just enjoy the pursue of the hot-as-hell-asian-rich-among-the-richest-much-wise-and-even-more-daring girl you can’t stop thinking about?
Ok, that’s just a bit of what’s awaiting for you since the omnipotent Compiler finishes doing goddamn-good job and gives birth to Pi (you brainchild’s name).
Ah, did we mention your’s psychiatrist in training sister? Do you feel safer now? Think again…
Ringrazio Mercor per la brillante recensione (si vede che si è divertito? XD) e l’editore per avermi fornito la copia necessaria a stenderla. 😉

Un polpo alla gola

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Zerocalcare

Che cos’è quel peso sul petto, quel nodo che ci impedisce di respirare liberamente, quel bagaglio che ci sembra di portare sempre sulla schiena, come lo zaino di libri delle medie?

Può dari che sia il senso di colpe, un polpo gigantesco che ci soffoca.

Una cattiva azione mai scontata, un dolore inflitto, una vigliaccheria custodita per anni, che cresce con noi e non viene dimenticata: forse assimilata, appesantendoci giorno dopo giorno.

E’ questa la geniale immagine che mette in campo Zerocalcare nella storia che fin’ora ho amato di più: una storia di infanzia e crescita, delle piccole crudeltà che segnano noi e gli altri da bambini e di cui non riusciamo a liberarci, perché in un modo o nell’altro ci modellano, intrecciati in una storia compatta e coerente, sostenuta da tavole splendidamente disegnate e organizzare.

Se non l’avete letto – o se siete vissuti (beati voi!) fino a oggi in un atollo corallino della Micronesia, e non avete sentito parlare di Zerocalcare – correte ad accattarvelo: non vi deluderà.

The wild swans

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Hans Christian Andersen

Per una volta mi dichiaro delusa dalle edizioni Pushkin, che più volte in passato mi hanno deliziato con l’accurata scelta di fiabe classiche e moderne e con la raffinatezza delle loro edizioni.

Qui, mentre non posso eccepire nulla sulla scelta del testo (e come potrei, se Gli undici cigni selvatici è la mia fiaba preferita di Andersen e una delle mie preferite di sempre, e se ho sempre trovato L’usignolo dell’Imperatore di delicatissima bellezza?), eccepisco eccome alle illustrazioni: si affiancano infatti alle solite curatissime scelte di impaginazione immagini scarne, semplicistiche (non semplici), prove del potere evocativo del bianco e nero, tanto che sospetto siano influenzate (o pensate come) quei libri che avevo da bambina, da colorare, e che di recente sono tornati alla ribalta come passatempo antistress per adulti.

Niente di male nell’iniziativa, purché venga dichiarata, e non contamini operazioni editoriali che dovrebbero essere di ben altro calibro.

Procuratevi queste magnifiche fiabe, ma procuratevele con illustrazioni che rendano davvero merito al fascino ricchissimo delle parole che  le compongono.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.