CineMAH – Il buio in sala

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Leo Ortolani

Per citare la prefazione di Doc Manhattan, si può andare al cinema tranquilli: se anche il film farà schifo, sappiamo che Leo Ortolani ci regalerà una recensione  fenomenale.

Premessa: io sono una fan di antica (no, non vecchia – proprio antica) data dell’autore di Rat-Man, e adoro il suo blog.

In particolare, si sarà capito, le geniali recensioni che posta ogni tanto, e che siano di blockbuster o altro.

Sarà che mi ci ritrovo, che vi devo dire.

Quindi, più che coccolare la raccolta delle suddette recensioni, centellinandole prima  e rileggendole (con gli stessi isterici attacchi di risa volta dopo volta) non potevo fare – o meglio, posso solo consigliarla di cuore agli amanti del cinema (e del cinemah!).

A girl walks into a book

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Miranda K. Pennington

Questo è il mio anno brontiano.

Per quanto abbia sempre amato il lavoro delle tre sorelle (…vabbè, di due su tre, Emily tocca tenerla nel pacchetto…) in un certo senso ho sempre avuto un senso di isolamento nella mia passione, e a volte l’impressione di leggere in maniera inusuale i loro romanzi: altrimenti perché mai ritenevo Anne – la misconosciuta, ignorata, trascurata Anne – la più innovativa e coraggiosa delle tre, pur restando fedele al mio amore per Jane Eyre?

E riguardo a Jane Eyre stessa, solo io vedevo e ammiravo l’ironia, il coraggio, l’indipendenza di pensiero di un personaggio che di solito viene rappresentato in trasposizioni in altri media e retelling come una povera, piccola governante priva di senso dell’umorismo e afflitta da eccessivi moralismi (quello che invece io leggo come dolente rispetto per sé stessa)?

L’incontro con Samantha Ellis prima (il suo Take courage sulla  vita e l’opera di Anne è insieme interessante e commovente) e quindi quello con Miranda Pennington mi hanno fatto sentire meno incompresa, e insieme a un sostegno alla mia lettura e interpretazione della personalità e delle opere delle tre sorelle entrambe mi hanno aperto due porte: una verso dettagli della loro vita e opera che non conoscevo, e che ho trovato affascinanti (anche se non sempre sono stata d’accordo con la lettura delle autrici); l’altra sulla loro vita e maturazione personale, vista attraverso e grazie ai romanzi di Charlotte, Emily e Anne.

Sopratutto A girl walks into a book è infatti un’opera di critica letteraria, ma anche un memoir intimo e ironico di come l’autrice abbia spesso trovato conforto o guida nella sua complicata, spesso dolente esistenza di ragazza “fuori posto”, dalla sessualità complessa e dalla scarsa sicurezza di sé grazie ai personaggi e alle esperienze nati ad Haworth.

E sarà perché anch’io ho spesso cercato rifugio nei libri (nonostante una solida rete di amici strani almeno quanto  me :P) che ho sentito qualcosa risuonare – non fosse altro che l’irritazione per l’autrice, e certi suoi atteggiamenti. 😄

E’ un anno brontiano: questi due saggi, altri che mi aspettano, e alcune bellissime trasposizioni come To walk invisible mi hanno avvicinato ancora di più al loro mondo, senza togliere niente del fascino sempre nuovo che i loro romanzi esercitano su di me, a ogni nuova lettura (Cime tempestose no, continuo a odiarlo – e nemmeno tanto cordialmente).

Un libro da leggere sia che si sia interessati alle tre sorelle di Haworth, sia che si senta la necessità di sentire la voce di una persona che ha sempre vissuto la sua diversità come emarginazione: invece che uno dei tanti romanzi più o meno buoni che sfruttano questi temi, tanto vale leggere un’esperienza reale, ben scritta, e sostenuta dal giusto tocco di ironia. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Dustrats!

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Adria Regordosa

Sir Muffin Muffinson, eroico micio, ha il suo bel daffare: ogni notte veglia accanto alla culla della piccola Emma, per impedire che la sfrenata fantasia della bambina spedisca nel mondo i sogni più imprevedibili.

Ma questa settimana, tutto preso da altri impegni, ha dimenticato di pulire sotto il lettino: e da là sotto escono scatenati topolini di polvere, sotto dorma di folletti!

Inizia così una caccia per tutta la casa – o meglio, per oceani e giungle, castelli e giardini creati dalla sognante Emma.

Finché…

Un libro delizioso, illustrato con ricchezza e fantasia, e dalla storia tenera e ironica insieme.

Magnifico il finale.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Mr. Rochester

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Sarah Shoemaker

Credo che se avessi chiamato il blog “Jane Eyre è il mio romanzo preferito!”  la cosa non potrebbe essere più nota, come credo di aver palesato più e più volte la mia diffidenza – generalmente ben ripagata… – verso i vari derivati e retelling che ogni tanto fanno capolino, fra cui annovero il romanzo più brutto mai letto, l’abominevole Charlotte di D. M. Thomas  >.<.

Generalmente, ma non sempre; e ogni tanto la mia compulsione a prendere in mano suddetti retelling mi ricambia con qualcosa di assolutamente delizioso (Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde) o con un inaspettato, ottimo romanzo storico.

Da qui in poi attento, lettore mio, perché lo spoiler è in agguato.

spoiler-alert

Mr. Rochester non è solo un retelling di Jane Eyre visto dalla parte di Rochester: come Jane racconta la sua storia partendo dall’infanzia, così fa Edward, ricostruendo il freddo, distante rapporto con padre e fratello e i lunghi anni di formazione, intrapresi senza sapere perché e monitorati a distanza dal genitore.

E’ un Edward Rochester costantemente afflitto dalla solitudine quello che vediamo: raggelato nei rapporti familiari, ansioso di compiacere il padre, costantemente deluso nella richiesta di affetto, lega con i suoi maestri e trova degli amici, per vedere la malattia e la morte portarli costantemente via.

E’ anche un Edward Rochester ingenuo e fiducioso quello che si vede, corrotto lentamente dalla solitudine e dal tradimento di chi avrebbe dovuto averlo a cuore, fino ad avvicinarsi, dopo il ritorno dalla Giamaica, all’uomo cinico, manipolatore, disilluso del romanzo originale.

Ma mentre il romanzo funziona in maniera impeccabile fino al ritorno in Inghilterra – eccellente la ricostruzione storica sia della vita afosa e languida nel Caraibi come di quella nella grigia realtà dell’Inghilterra industriale come quella delle spensierate avventure capestri di tre ragazzi mandati da un istitutore molto particolare  – è proprio dal ritorno a Thornfield in poi che la caratterizzazione di Rochester inizia a traballare: l’autrice cerca insieme di seguire il personaggi tratteggiato da Charlotte Bronte e insieme dare un ritratto di Edward che ne scusi i comportamenti prevaricatori e manipolativi del romanzo originale.

A mio parere, non funziona, come non funziona la descrizione della passione di Edward per Jane: sembra nascere pressoché dal nulla, e nell’omettere buona parte dei dialoghi originali viene a mancare il tocco di sfida che la giovane istitutrice ha sempre avuto nei confronti del padrone. Viene raccontato, ma non mostrato, perdendo efficacia e credibilità.

Inoltre, devo ancora capire che necessità ci fosse di introdurre Gerald, l’improbabile figlio illegittimo di Bertha e possibile erede di Thornfield Hall: un tocco da feuilleton che niente aggiunge e qualcosa toglie alla credibilità e scorrevolezza di un romanzo che comunque vanta un’ottima scrittura, personaggi solidi e un’eccellente ricostruzione storica.

Peccato, appunto, per questi dettagli.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Everafter vol. 1

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Dopo il glorioso, emozionante finale di Fables le cose sono profondamente cambiate nel mondo degli umani: le fiabe si sono ritirate, è vero, ma nuove ne nascono ogni giorno, e ogni giorno fioriscono streghe e stregoni: umani che sviluppano poteri magici delle specie più varie, innocui o meno innocui, gestibili o meno.

Una nuova realtà richiede nuovi strumenti per essere gestita – sopratutto se la fine del mondo conosciuto è una delle possibilità che si presentano quotidianamente o quasi in seguito ai suddetti mutamenti:  e allora intervengono gli Shadow Players, un gruppo di fiabe antiche e nuove e di umani, che si sono incaricati di prevenire, documentare,  eliminare le minacce magiche. A qualsiasi costo.

Una rutilante avventura, in cui magia e tecnologia si intrecciano a combattimenti e una sana dose di spionaggio che strizza consapevolmente l’occhio alla spia delle spie, James Bond.

Sebbene manchi della carica emotiva e della profondità delle serie principale, e abbia trovato francamente esagerata la nonchalanche con cui vengono amministrate morti orribili, sono 160 pagine di divertimento senza pensieri.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Real friends

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Shannon Hale

Shannon Hale dichiara nella postfazione che non avrebbe mai pensato di scrivere un memoir: posso solo esser grata che l’abbia fatto, scavando nei ricordi dell’infanzia normale di una bambina speciale.

Piena di inventiva, amante delle parole, goffa, timida, soggetta a crisi d’ansia che contiene contando ossessivamente, disperatamente sola a casa e a scuola, Shannon affronta nel  corso delle elementari un percorso di consapevolezza nei confronti di sé stessa e del rapporto con gli altri.

Desiderosa di fare amicizie si scontra con le oscure, incomprensibili dinamiche della popolarità e dei gruppi, con la sopraffazione e la maldicenza fra ragazzine, con il bullismo e l’esclusione: anni dopo compone un ritratto stranamente doloroso della crudeltà dell’infanzia, in cui molti si possono ritrovare – i bambini particolari, sempre ai margini, assorbiti  e respinti a seconda della marea sociale, in un moto ondivago che li rende sempre più ansiosi, sempre meno sicuri di sé.

Infine, la crescita: che in parte si rivela scoprire i dolori e le ansie che altri nascondono, anche chi ci ha fatto male.

Accompagnato da illustrazioni brillanti e ricche di immaginazione, è il racconto semplice e sentito di una solitudine, che aiuta chi ci è passato – e chi ci sta passando – a capire che non è solo, e che i veri amici ci sono: vanno scoperti.

Il fantasma sei tu

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Beatrice Masini

Ci sono molti tipi di fantasmi, e non tutti sono soprannaturali: possono essere le compagne di scuola che non ti notano se non per umiliarti; i genitori che pensano che vada tutto bene, e non vedono il tuo desiderio di urlare; gli amici che non ti vedono per come sei davvero, ma per come vorrebbero che fossi.

Invisibili per scelta, invisibili per necessità, invisibili per l’impossibilità di essere altro.

Lo sa bene Emilia, quindici anni e nessuna amica, che da sempre si sente diversa, e che nella quiete di una tranquilla villetta inglese, ospite di due anziani gentili e non invadenti inizia a ritrovare sé stessa: nella meraviglia di un’estate a Londra, in parole in una lingua non sua, nella compagnia comprensiva e stuzzicante di James, l’intelligente nipote dei suoi ospiti.

Un viaggio nel cuore di una ragazza e insieme in una Londra estiva, diversa da quella più turistica, nella lingua suggestiva e ricca di Beatrice Masini, sempre a suo agio nei panni di chi è fuori dagli schemi.

Deliziose le illustrazioni che accompagnano il testo.

Final girls

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Mira Grant

E se la nuova frontiera della psicoterapia fosse l’horror?

Se immergersi, con l’aiuto di un mix di farmaci e sotto rigoroso monitoraggio medico, in uno scenario accuratamente costruito utilizzando tutti i topoi del genere risanasse traumi, cancellasse fobie, ricucisse conflitti, cambiando attraverso l’esperienza (simulata, ma non per il corpo – e il corpo influenza la mente)  quello che siamo, ma in modo sottile, senza modificare la nostra personalità?

E se nel mezzo di una sessione l’orrore si scatenasse davvero nella clinica, e il sogno indotto diventasse davvero una corsa contro la morte per puro, semplice spavento?

Una novella che è un brillante mix di fantascienza e horror, e che con uno stile coinvolgente e brillante, personaggi credibili e un utilizzo geniale dei topoi del genere costruisce una storia che toglie il fiato, chiusa da un finale sorprendente.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Don Camillo: Mondo piccolo

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Giovannino Guareschi

 Piccolo lo è davvero il mondo in cui si muovono il comunista Peppone, sindaco dell paese, e l’arciprete don Camillo: un mondo di case, fiumi e campi, bestie e poderi, e incombente in ricordo della guerra.

Ma è anche un mondo grande, che rispecchia nei ricordi, nei rancori, nelle speranze, nelle faide l’intera Italia del dopoguerra, come una miniatura che riproduca un affresco.

E grandi, enormi sono i sentimenti che agitano il paese e i due protagonisti: rivalità e risentimenti, ma sopratutto una generosità profonda e indifferente alla ricompensa, che unisce tutti, quale che sia il loro colore.

Un libro meraviglioso, e scritto con un talento comico  e riflessivo insieme raro in passato e nel presente.