Vietato leggere all’Inferno

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Roberto Gerilli

Mi sono sempre considerata una personcina moderata e generalmente rispettosa delle leggi (con la dovuta eccezione dei limiti di velocità, che vivo più come garbati suggerimenti che come obblighi  legali – lo so, questo è male, molto male, ma nessuno è perfetto), con poche e legali dipendenze: dolci, gatti e parole. Parole in ogni forma.

Roberto Gerilli crea un mondo in cui non solo sarei una tossicodipendente della peggior specie (o meglio, lo sono – in fondo, tengo da nove anni un blog letterario – e non crederete davvero che recensisce tutto quello che leggo, VERO?), ma in cui verrei vista dalla società come tale, e con quel misto di disprezzo e compassione che si riserva oggi agli eroinomani.

E in cui la Legge mi riserverebbe tutte le sue sgradite attenzioni, sopratutto se -putacaso – mi pungesse vaghezza di fondare un’illegalissima casa editrice, e spacciare proibitissimi volumi a poveri derelitti miei pari. Guadagnando dei bei soldoni.

Citazioni e ironia, un tocco di grottesco, un’idea inquietante e brillante insieme sono gli ingredienti che si miscelano in un romanzo non perfetto, ma profondamente divertente, e raccomandatissimo a tutti i lttori.

E siccome Gerilli è un delinquente di professione, e completamente senza scrupoli, offre la dose gratis – per favorire il cadere o il riaccendersi della dipendenza. 😉

My cat is sad

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Katrina Streza

‘Il mio gatto è triste!’, pensa il bambino del micio arrotolato sul pavimento.

E allora, perché non svegliarlo?

E fargli un bagno?

E presentargli quel simpatico, scatenato cagnetto?

Divertentissimo volumetto che illustra le incomprensioni facili a nascere fra un bambino volenteroso e un pacifico felino – prima che l’amicizia trionfi.

Almeno fino al prossimo sonnellino. XD

Ringrazio l’editore per averi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

The circle

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Damon Clark & Alyzia Zherno

Nuova città nuova scuola, nuovi compagni: dopo la morte della madre Christian si trasferisce col padre, con l’intento di lasciarsi il dolore alle spalle e riprendere a vivere.

Ma le cose non vanno bene: preso di mira a scuola dai bulli d’ordinanza, si trova attirato in un gruppo di ragazzi ai margini che lo coinvolgono in un rituale spaventoso…

Horror classico che vanta nella veste grafica il suo principale motivo d’interesse, è per il resto privo sia di originalità che di approfondimento: tutti i personaggi sono veramente di carta, senza  motivazioni per le azioni, anche le più orrende, che compiono, e la trama è tremendamente affrettata.

Rimane il dubbio che, nonostante la scarsa originalità della trama, qualcosa di meglio sarebbe potuto nascere se l’autore si fosse preso una trentina di pagine in più, danno carne e sangue ai personaggi.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The creeping shadow

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Jonathan Stroud

 Lucy e Lockwood, George e Holly: vecchia squadra, nuovi inquietanti incarichi all’orizzonte.

E il sospetto – la certezza? – che ci sia in gioco molto di pi di quanto appare, e forze non sovrannaturali, ma altrettanto pericolose con cui avere a che fare.

L’apparizione improvvisa di una congregazione di pericolosi fantasmi in un villaggio nei pressi di londra, la sparizione di Fonti pericolosissime, i tentativi di depistaggio confermano tutti una cosa: che Lockwood e i suoi alleati, vecchi e nuovi, si stanno avvicinando al cuore del nemico – e che il nemico non ha nessuna intenzione di permetterlo.

Toni sempre più cupi, nonostante la sempre smagliante scrittura, per questo penultimo capitolo della serie soprannaturale di Jonathan Stroud: e se i personaggi crescono e i rapporti fra di loro si approfondiscono, mutano, evolvono, non si riesce ad evitare un senso di disagio al pensiero di cosa il diabolico autore possa avere in mente per loro (e per i lettori) nel volume in uscita quest’autunno.

…ma, d’altronde, a distanza di dieci anni io non mi sono ancora ripresa dalla fine della Trilogia di Bartimeus: prendete i miei presentimenti come i lamenti preventivi di un’acciaccata trentasettenne che non vuole -per piacere, signor Stroud! – che le venga fatto ancora del male. XD

La lunga marcia

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Richard Bachman (AKA Stephen King)

Partecipare alla Marcia è un privilegio.

Oggi anno migliaia di ragazzi si sottopongono alle prove fisiche e psicologiche necessarie per la selezione.

Ogni anno cento di loro vengono chiamati a marciare sotto gli occhi della nazione, senza pause, senza un traguardo, finché l’ultimo in piedi non viene acclamato come eroe e riceve qualsiasi cosa desideri.

Ogni anno novantanove ragazzi vengono congedati con un proiettile se si fermano, se cadono, se rallentano oltre un certo limite.

Ogni anno la progressiva devastazione della marcia, il dolore di muscoli e tendini che lentamente cedono, l’assistere ai congedi di compagni con cui sei entrato in contatto e hai magari stretto amicizia portano al limite, chilometro dopo chilometro: e la Marcia si trasforma in una trascendentale riflessione sulla vita e sul desiderio di morte.

Un romanzo concentrato su dialoghi e sensazioni fisiche, in cui il protagonista Garraty e i ragazzi da cui è circondato bucano la pagina a ogni passo, a ogni metro percorso; in cui la fatica, l’orrore, la follia, l’inutilità della Marcia ti inondano come se camminassi con loro, con l’unico traguardo che è la sopravvivenza – sopravvivere a tutti, anche a chi hai iniziato a stimare.

Io non amo Stephen King, ma questo romanzo mi ha tenuta incollata alla pagina, opprimendomi senza pietà; e facendomi riflettere sulla Marcia, sulla folla, sulla morte.

I kill giants

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Joe Kelly & JM Ken Niimura

Barbara conosce i giganti.

Sa tutto di loro e della loro malvagità, dei loro piani per scatenare l’inferno sulla terra e distruggere la razza umana.

Ne conosce tipi e punti deboli, preferenze e abitudini: e sa di essere l’unica  a poterli combattere.

Come combatte ogni giorno con i mostri della vita quotidiana: quello innominabile che si annida al piano di sopra della sua villetta, quelli che circolano per la scuola e la deridono.

Sola. Finché…

I kill giants ha vinto tutto quello che si poteva vincere nel suo campo.

Per me, ha vinto ancora poco.

Una storia profondissima e struggente sulla vita, la morte, l’accettazione, la paura, l’amicizia. Sul coraggio di vivere, perché altrimenti si è già morti. Sulla necessità di combattere contro i propri mostri, ma sopratutto di conoscerli – e riconoscerli, perché la paura che ne abbiamo può mascherarli.

Un capolavoro.

I supereroi detestano i carciofi

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Sébastien Perez & Benjiamin Lacombe

Ingredienti:

  • Pop art, che richiami l’America degli anni ‘60
  • L’arte inquietante e visionaria di Benjamin Lacombe
  • Supereroi
  • Testi brillanti e compositi

Mischiare con cura incorporando grande cura grafica e un formato adeguato, infornare con una buona traduzione e servire il piccolo capolavoro che ne risulta.

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Questo volume è una delizia, un divertissement perfetto per chiunque sia cresciuto (o stia crescendo) a pane e supereroi; l’equivalente su carta di quella divertente gemma che è Gli Incredibili della Pixar, si basa sulla stessa idea: prendere i cliché dei supereroi classici e mischiarli, producendo qualcosa di nuovo che strizza l’occhio al passato, e proprio per questo funziona così bene.

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Se si aggiungono i meravigliosi richiami alla pop art (che dai fumetti ha tratto tanto, tantissimo materiale e che tanto ne ha offerto come ispirazione grafica) e il mestiere eccezionale di un artista come Lacombe, il risultato (ossia, un libro che è un piacere da possedere) è assicurato.

CineMAH – Il buio in sala

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Leo Ortolani

Per citare la prefazione di Doc Manhattan, si può andare al cinema tranquilli: se anche il film farà schifo, sappiamo che Leo Ortolani ci regalerà una recensione  fenomenale.

Premessa: io sono una fan di antica (no, non vecchia – proprio antica) data dell’autore di Rat-Man, e adoro il suo blog.

In particolare, si sarà capito, le geniali recensioni che posta ogni tanto, e che siano di blockbuster o altro.

Sarà che mi ci ritrovo, che vi devo dire.

Quindi, più che coccolare la raccolta delle suddette recensioni, centellinandole prima  e rileggendole (con gli stessi isterici attacchi di risa volta dopo volta) non potevo fare – o meglio, posso solo consigliarla di cuore agli amanti del cinema (e del cinemah!).

A girl walks into a book

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Miranda K. Pennington

Questo è il mio anno brontiano.

Per quanto abbia sempre amato il lavoro delle tre sorelle (…vabbè, di due su tre, Emily tocca tenerla nel pacchetto…) in un certo senso ho sempre avuto un senso di isolamento nella mia passione, e a volte l’impressione di leggere in maniera inusuale i loro romanzi: altrimenti perché mai ritenevo Anne – la misconosciuta, ignorata, trascurata Anne – la più innovativa e coraggiosa delle tre, pur restando fedele al mio amore per Jane Eyre?

E riguardo a Jane Eyre stessa, solo io vedevo e ammiravo l’ironia, il coraggio, l’indipendenza di pensiero di un personaggio che di solito viene rappresentato in trasposizioni in altri media e retelling come una povera, piccola governante priva di senso dell’umorismo e afflitta da eccessivi moralismi (quello che invece io leggo come dolente rispetto per sé stessa)?

L’incontro con Samantha Ellis prima (il suo Take courage sulla  vita e l’opera di Anne è insieme interessante e commovente) e quindi quello con Miranda Pennington mi hanno fatto sentire meno incompresa, e insieme a un sostegno alla mia lettura e interpretazione della personalità e delle opere delle tre sorelle entrambe mi hanno aperto due porte: una verso dettagli della loro vita e opera che non conoscevo, e che ho trovato affascinanti (anche se non sempre sono stata d’accordo con la lettura delle autrici); l’altra sulla loro vita e maturazione personale, vista attraverso e grazie ai romanzi di Charlotte, Emily e Anne.

Sopratutto A girl walks into a book è infatti un’opera di critica letteraria, ma anche un memoir intimo e ironico di come l’autrice abbia spesso trovato conforto o guida nella sua complicata, spesso dolente esistenza di ragazza “fuori posto”, dalla sessualità complessa e dalla scarsa sicurezza di sé grazie ai personaggi e alle esperienze nati ad Haworth.

E sarà perché anch’io ho spesso cercato rifugio nei libri (nonostante una solida rete di amici strani almeno quanto  me :P) che ho sentito qualcosa risuonare – non fosse altro che l’irritazione per l’autrice, e certi suoi atteggiamenti. XD

E’ un anno brontiano: questi due saggi, altri che mi aspettano, e alcune bellissime trasposizioni come To walk invisible mi hanno avvicinato ancora di più al loro mondo, senza togliere niente del fascino sempre nuovo che i loro romanzi esercitano su di me, a ogni nuova lettura (Cime tempestose no, continuo a odiarlo – e nemmeno tanto cordialmente).

Un libro da leggere sia che si sia interessati alle tre sorelle di Haworth, sia che si senta la necessità di sentire la voce di una persona che ha sempre vissuto la sua diversità come emarginazione: invece che uno dei tanti romanzi più o meno buoni che sfruttano questi temi, tanto vale leggere un’esperienza reale, ben scritta, e sostenuta dal giusto tocco di ironia. ^^

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

Dustrats!

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Adria Regordosa

Sir Muffin Muffinson, eroico micio, ha il suo bel daffare: ogni notte veglia accanto alla culla della piccola Emma, per impedire che la sfrenata fantasia della bambina spedisca nel mondo i sogni più imprevedibili.

Ma questa settimana, tutto preso da altri impegni, ha dimenticato di pulire sotto il lettino: e da là sotto escono scatenati topolini di polvere, sotto dorma di folletti!

Inizia così una caccia per tutta la casa – o meglio, per oceani e giungle, castelli e giardini creati dalla sognante Emma.

Finché…

Un libro delizioso, illustrato con ricchezza e fantasia, e dalla storia tenera e ironica insieme.

Magnifico il finale.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^