Fables: Camelot

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Bill Willingham

Dopo Snow White, volume importante ma comunque di passaggio, sopratutto dopo lo splendido Cubs in Toyland,  Willingham inizia a tirare le fila dell’intera serie: e siccome è un uomo crudele che ama farmi soffrire, lo fa nel modo più doloroso possibile – ma non dirò altro, dato che gli spoiler sono il Male, per me. E che rovinare a chiunque la lettura di questo magnifico volume mi meriterebbe l’inferno.

Solo che la fine di Fabletown viene preparata su più fronti, che c’è uno degli incontri più commoventi dell’intera serie, che Rosa Rossa trova il suo destino – ma che potrebbe non essere il destino che ci aspettavamo.

E che questo è il penultimo volume della serie, e il mio cuore sanguina al pensiero. ç.ç

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

La pittura contemporanea dal Romanticismo alla Pop Art

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Flavio Caroli

L’arte contemporanea è, a parte pochi autori, forse quella meno conosciuta e meno studiata, sopratutto nelle scuole; e devo ammettere che io per prima ho preso in mano questo volume per mettere una rapida pezza alle mie carenze nel preparare un esame universitario, che si concentrava sull’arte prodotta dagli anni Cinquanta in poi – un campo totalmente sconosciuto, per quel che mi riguarda.

Caroli organizza il suo excursus in quattordici  brevi saggi estremamente piacevoli e chiarissimi, ognuno incentrato su un movimento o, in due saggi, su alcune notevoli personalità non ascrivibili a nessuna corrente; i testi sono illustrati saggiamente non solo con le opere di cui si parlava specificamente, ma anche con dipinti di artisti precedenti che venivano richiamati dal pittore preso in esame. Ne risulta una lettura appassionante, che traccia i rapporti tra artisti e movimenti con chiarezza, e permette di vederne legami ed evoluzione; e insieme di conoscere i capisaldi di un secolo e mezzo di pittura.

Spiace solo che alcune delle illustrazioni non fossero a colori: buona parte del valore del testo, se non confrontato con una buona riproduzione dell’opera, si  perdeva.

Un libro che non nasce come testo rivolto ai ragazzi, ma che per le doti divulgative dell’autore risulta un eccellente strumento sia per avvicinarsi la prima volta alla pittura contemporanea, sia per fissare concetti già acquisiti in lezioni – sicuramente più organiche – a scuola.

You

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Austin Grossman

 Sono gli anni ’90, e Russel viene assunto per il lavoro dei suoi sogni, anche se a lungo ha tentato di negarlo perseguendo un cammino di vita più convenzionale: diventa game designer per la Black Art, innovativa casa di produzione di videogiochi, fondata da tre suoi amici del liceo.

E inizia un cammino di scoperta (ri-scoperta) di sé stesso, un percorso di crescita interiore, e insieme un’indagine per capire cosa sia successo a Simon – il geniale amico morto in circostanze poco chiare dopo aver accennato a una rivoluzione nel mondo dei videogame.

You non è quello che ci si potrebbe aspettare. Contrariamente a Ready Player One – a cui è stato accostato spesso, come se bastasse avere come tema i videogiochi perché due romanzi siano imparentati… – non è un romanzetto d’avventura con moderate spruzzatine di fantascienza (…no, Ready Player One non m’è piaciuto XD): è invece una costruzione più complessa, un po’ storia dei videogiochi, un po’ romanzo di fantascienza, un po’ giallo, e molto, molto, molto romanzo di formazione.

La scrittura è scorrevole, le vicende interessanti, i personaggi molto umani nelle loro debolezze; ma nonostante mi sia piaciuto, so che me lo sarei goduto molto di più se avessi avuto un passato da videogiocatrice – cosa che mi manca; ho l’impressione di essermi persa tutta la parte più tecnica, e non posso che dispiacermene.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione. ^^

MangaClassics: Pride and Prejudice & Les Misérables

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Se da una parte sono sempre diffidente nei confronti delle trasposizioni dei grandi classici, dall’altra guardo con sincero interesse a qualsiasi tentativo di introdurli presso i ragazzi, rendendoli appetibili; e ammetto che l’idea di vederli trasformati in manga* mi intrigava; leggo manga da sempre, e riconosco una flessibilità notevole nel mezzo, e delle possibilità espressive notevoli.

*In realtà manwha, fumetti coreani. ^^

Ho quindi richiesto al volo una copia de I Miserabili e di Orgoglio e pregiudizio, impaziente di vedere se le buone premesse venivano mantenute.

Purtroppo mi devo dire delusa.

Metto le mani avanti: sono ben cosciente del fatto che il passaggio da un medium comunicativo a un altro implica necessariamente adattamenti, aggiustamenti, interpretazioni; ma credo anche fermamente che lo spirito di personaggi e vicenda possa e vada mantenuto intatto, altrimenti si propone (e in questo caso si propone a dei ragazzi, che invece dovrebbero esser invogliati a prender in mano l’originale…) un falso.

Per me è quello che è successo in questi due casi, sebbene con modalità differenti.

Per i Miserabili, semplicemente non credo che la forma dello shojo sia adatta; o meglio, non la forma che è stata scelta. Ci sono grandi shojo drammatici, mentre qui tutto il pathos di personaggi e vicende viene annacquato e disperso in tavole troppo pulitine e leccate per risonare anche solo vagamente con l’originale.

Certo, le vicende principali sono mantenute, così come i personaggi principali, ma derubati di ogni profondità psicologica.

Pensavo che la forse la leggerezza di toni (di toni, si badi bene, non di temi: la Austen nasconde profondità che sfuggono al lettore poco attento, ma che non per questo scompaiono) di Orgoglio e pregiudizio potesse favorire una trasposizione del genere, ma anche qui la delusione è stata profonda: persa tutta l’ironia della Austen, ci troviamo davanti a una vicenda sentimentale banalissima, arricchita solo da tavole lussureggianti nel disegno, e da tutti i peggiori topoi grafici degli shojo: mancavano solo le tempeste di fiori di ciliegio. =.=’

Sono carenti le caratterizzazioni dei personaggi: Darcy è un imbecille goffo e cafone, Elizabeth una sciocca irritante, ben lontana dalla donna brillante e spiritosa del romanzo; e a parte gli errori storici dell’adattamento, vedere Darcy e Bingley rappresentati come leccati damerini tuailaiteschi mi faceva male alle retine. ç.ç

Un esperimento tristemente fallito, per quanto mi riguarda; anche se continuo sperare di incrociare, prima o poi, dei buoni “ponti” letterari a fumetti.

Ringrazio l’editore per avermi fornito le copie necessarie alla stesura di questa recensione.

Il Catturastelle

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Enrico Padovan & Marianna Balducci

Potrei dire che questo è un racconto piccolo in dimensioni, ma grande nei sentimenti; potrei dire che fa sorridere e commuovere insieme; potrei dire che lo stile è brillante e piacevole, la vicenda semplice ma efficace, le illustrazioni perfettamente calibrate sul testo.

Ma dato che l’ho visto nascere, e che considero Chagall, il suo autore, un caro amico (non l’ho mai incontrato, è vero, ma alle volte non ce n’è bisogno per condividere qualcosa) non dirò nulla se non “leggetelo!”. È gratuito, e impegnerà poco pochissimo del vostro tempo. E nessuno potrà dire che son stata di parte nel raccomandarlo dal profondo del cuore, perché avrà davanti agli occhi questa piccola farfalla letteraria.

 

La ragazza meccanica

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Paolo Bacigalupi

 In un mondo travolto dalle malattie portate dal cibo transgenico, in cui nazioni intere sono crollate sotto il peso delle carestie e delle epidemie, in cui le calorie e  i joule prodotti da uomini e animali sono una nuova unità di misura, in cui le grandi aziende alimentari influenzano la politica dei governi nel bene e nel male, la Thailandia continua a lottare.

Chiusi i propri confini, lavora per riprodurre il cibo di un tempo, e tenere fuori sia le aziende alimentari che le patologie sempre in agguato, grazie al potentissimo Ministero dell’ambiente; e nella sua capitale, nella Bangkok che è la Città degli Esseri Divini, si muove una Ragazza Meccanica: prodotta in laboratorio come incantevole giocattolo per un alto dirigente giapponese, abbandonata da lui per le strade della città, considerata con ribrezzo e orrore dalla stragrande maggioranza della popolazione, lotta per sopravvivere in un ambiente ostile.

E in questa lotta giornaliera costruisce frammento per frammento la consapevolezza della sua identità e del suo valore.

Incrociano il suo cammino Anderson Lake, agente sotto copertura della potentissima AgriGen; la leggendaria Tigre di Bangkok, incorruttibile funzionario del Ministero dell’ambiente, e la sua silenziosa sottoposta Kanya; Hong Sek, il contorto cinese sopravvissuto al genocidio del suo popolo in Malesia, costantemente alla ricerca di una possibilità di ricostruire la propria ricchezza e fortuna; e la miriade di personaggi che popolano una grande città, resa miracolosamente viva dalla puntigliosa, coloristica scrittura di Paolo Bacigalupi.

Ho trovato La ragazza  meccanica un romanzo notevolissimo: l’autore costruisce una realtà e un mondo credibili e dettagliati, affascinanti nella loro perfetta coerenza storica ed economica, e ne mostra le sfaccettature più interessanti, costruendo una vicenda complessa con precisione da orologiaio.

Un risultato eccezionale, che spero venga confermato dalle opere successive dell’autore.

Ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla recensione, e per la sua disponibilità a mettermi in contatto con l’autore. :)

Half a king

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Joe Abercrombie

In un paese di guerrieri avere una mano storpia ti condanna alla derisione; e tutto quello che Yarvi ha sempre voluto è prendere i voti, e passare una vita all’ombra del trono consigliando, studiando, favorendo il bene maggiore e il male minore, e spianando la strada a Padre Pace.

Ma gli Dei ridono dei progetti umani, e quando diventa re all’improvviso, per conoscere immediatamente dopo il tradimento e la schiavitù, Yarvi si rende conto che deve cambiare, crescere, affilare le sue armi. O morire.

Joe Abercrombie è ormai una stella di prima grandezza nel panorama del fantasy internazionale, e di certo non è noto per le sue trame edulcorate, per la delicata moralità dei suoi personaggi o per il linguaggio garbato dei suoi soldati; ero quini estremamente curiosa di vedere come se la sarebbe cavata con la letteratura per ragazzi, e una classica storia di crescita e vendetta.

La risposta è: bene, ma non benissimo.

Il romanzo scorre che è un piacere, i personaggi sono ben caratterizzati, lo stile brillante e curatissimo,e moltissimi dialoghi da segnare; ma  avevo previsto i “sorpresoni” del plot a cinquanta pagine dall’inizio, quindi per me è stato un godermelo a metà.

Rimane comunque un prodotto costruito con maestria, e che  ha tutte le carte in regola per attirare ragazzi di ogni età (e un buon numero di adulti ;) ) verso un romanzo ben scritto e appassionante.

Per averne un assaggio dei primi sette capitoli potete passare qua; qui, invece, alcune interessanti considerazioni (più o meno condivisibili, ma interessanti comunque)  dell’autore sulla letteratura per ragazzi.