The devil in the corner

Standard

Patricia Elliott

Ammetto di aver preso in mano questo romanzo un po’ diffidente: la premessa – una storia gotica, ambientata nell’Inghilterra vittoriana, con protagonista una giovane governante dipendente dal laudano e un dipinto medievale del Giorno del Giudizio che incombe – mi attirava incredibilmente, ma le recensioni su Goodreads erano poco favorevoli.

E invece… meraviglia!

Mi son trovata per le mani un romanzo atipico (e forse è questo il motivo di tanti voti bassi), sopratutto se lo si pensa per ragazzi; soffocante e oscuro, con un passo lento e sempre più allucinato, una protagonista ambigua e inaffidabile come narratrice, una storia d’amore delicata, pochissima azione e una prosa ricca e raffinata.

Se si aggiunge a questo un’eccellente ricostruzione storica, una cura dei dettagli notevole, e il fatto che i personaggi non sono maschere in costume vittoriano, ma pensano, agiscono, sentono come persone del tempo, obbedendo ai valori dell’epoca, e che a tre quarti del libri davvero non si sa di chi fidarsi… avete il libro per me.

Inutile dire che lo consiglio di cuore, ma solo a chi cerca un vero romanzo storico, e  non ha paura  di confrontarsi con personaggi e situazioni in toni di grigio, non definite chiaramente in bianco e nero.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The divorce papers

Standard

Susan Rieger

Credo che sia evidente e assodato che io ami i romanzi epistolari e in forma di diario; mi affascina, sopratutto nei primi, il virtuosismo necessario per rendere un’intera vicenda tramite un unico punto di vista (e quindi necessariamente distorto), se le lettere sono di un solo personaggio, come in Dear Enemy e Daddy Long-legs, o per ricostruirla tramite frammenti di appunti, voci, articoli, biglietti che costituiscono un collage di vicende e voci, come in Dracula.

E’ principalmente per vedere come si era evoluta la forma narrativa, e se era ancora praticabile nell’era 2.0, che ho richiesto The divorce papers: non è infatti un tipo di libro che di solito attiri il mio interesse.

La storia è drammaticamente comune, infatti: una coppia estremamente benestante, sposata da diciotto anni, decide di divorziare: e questo è il carteggio che costituisce il fascicolo del divorzio, con le trame collaterali della vita sentimentale e familiare della giovane avvocatessa incaricata di seguire il caso per la signora, e della politica, degli screzi, delle guerre interne all’ufficio.

Posso dire con soddisfazione che il romanzo epistolare non solo è vivo, ma gode di ottima salute: l’autrice sfrutta con abilità tutte le possibilità che le vengono offerte, e la grafica del 2013 permette di impostare i vari frammenti che compongono ii fili narrativi come se fossero davvero biglietti scritti a mano, email, inviti, articoli di giornale: una sciocchezza forse, ma che aiuta nella sensazione di sfogliare davvero un fascicolo cartaceo.

Devo dire che però, nonostante la scrittura brillante e l’ottima costruzione, questo romanzo mi ha lasciato malinconica: è in sostanza l’anatomia di un divorzio, ed esplora con profondità tutti gli orrori (e tutti i danni collaterali, anche a distanza di anni) che la fine di un amore causa, anche fra persone civili.

E’ interessante, inoltre, osservare dall’interno le dinamiche di uno studio di avvocati americano: e notare sconfortati come a trent’anni là si sia professionisti affermati, qui sogni un tuo qualsiasi posticino.

Interessante e ben costruito, quindi, e ricco di vivacità e citazioni letterarie e cinematografiche: ottima compagnia per qualche ora sul divano. :)

The divorce papers è uscito ieri in America; ringrazio l’editore per avermi fornito la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

The most magnificent thing

Standard

Ashley Spires

Una bambina e il suo assistente canino si mettono al lavoro per costruire “la cosa più magnifica” mai vista.

Ma non tutto va secondo i piani…

Un libricino divertente e intelligente, dedicato significativamente “a tutti i piccoli perfezionisti”: una storia di amicizia, adattabilità, e del valore della tenacia, illustrata per giunta con immagini adorabili.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di  questa recensione. ^^

100 bullets: Brother Lono

Standard

Brian Azzarello&Eduardo Risso

100 Bullets è una magnifica, complessa, violentissima serie noir chiusa ormai qualche anno fa – che mi son ben guardata dal recensire o consigliare in questi lidi perché, decisamente, non per ragazzi, nonostante la qualità di trama, dialoghi e personaggi.

E ammetto di aver pensato diversi giorni all’opportunità o meno di recensire in questi lidi la graphic novel incentrata su Lono, uno dei personaggi di maggior spicco della serie, proprio a causa della violenza rappresentata.

Ma.

Ma è un volume bellissimo, e perfettamente (forse anche di più per un certo verso, se non si sa esattamente chi era Lono e cosa ha fatto in passato) godibile anche senza aver letto la serie regolare; e al di sotto della violenza e dell’atmosfera noir tratta di temi importanti: il cambiamento, il perdono, l’auto perdono, il senso di colpa, la necessità o meno di venire a patti con sé stessi.

Una trama compiuta e solida, testi splendidi e le sempre adattissime tavole di Risso (con una menzione d’onore alle spettacolari copertine) rafforzano solo la mia decisione, ossia di consigliarlo caldamente – anche se non ai puri di cuore, o ai deboli di stomaco.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

Fairest: Wide awake

Standard

 Ho già detto quanto adori Fables, la splendida serie  a fumetti creta da Bill Willingham, che trasporta i personaggi delle fiabe nel mondo moderno rendendoli umani e credibili, e dando loro una verve tutta nuova pur mantenendosi fedele alle storie originali; e quando ho adocchiato lo spin-off Fairest, concepito come una serie di episodi incentrati sulle più belle del reame (ossia i personaggi femminili della serie) ero deliziata.

Un po’ meno quando ho scoperto che Willingham avrebbe sceneggiato solamente il primo volume della serie, dedicato a Briar Rose a alla Regina delle Nevi; ma dato che comunque, insomma, la curiosità era tanta e questo volume serviva a chiudere un filo narrativo nella serie principale l’ho preso in mano.

E’ stato una delizia: brillante, interessante, avventuroso, coinvolgente, e con alcune delle tavole  più belle viste nell’intera serie: ricche di dettagli, raffinate nei colori, elegantissime nella composizione; e una rivisitazione delle vicende che hanno portato alla maledizione della Bella Addormentata davvero fantastica. ^^

Adesso tremo e spero: Rapunzel sarà all’altezza?

Perché il problema (e lo sapevo!) è questo, per me: una volta assaggiato, devo portare a termine il fiero pasto. Speriamo che non mi vada di traverso. >.<

Even monsters…

Standard

AJ Smith

Anche i mostri…
…devono lavarsi i denti.
…vanno a scuola.
…giocano in cortile.
…hanno bisogno di un bacio per affrontare le loro paure.
Incantevole piccolo volume che presenta con intelligenza le sfide che ogni bambino piccolo affronta, chiunque sia – e che sia umano o… no. :) Un piccolo inno alle differenze, e alle cose che uniscono al di là di esse.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.