Jane, la volpe & io

Standard

Fanny Britt&Isabelle Arsenault

tre mesi alla fine dell’anno scolastico: una piccola eternità per Hélène, da quando le sue amiche le si sono rivoltate contro senza motivo, e hanno dato origine a una campagna di maldicenza, insulti e discriminazione nei suoi confronti.

La mamma le vuole bene, ma è sempre stanca; e deve fare i conti con il suo corpo di adolescente che si sente brutta, perché altri (altre) le dicono che lo è.

Per fortuna Hélène ha un rifugio: il maniero di Thornfield, e un’amica: la giovane Jane Eyre. Nel romanzo di Charlotte Bronte trova i colori e la serenità che le mancano nella vita reale, finché una gita scolastica cambia tutto, e Jane Eyre diventa un modello di coraggio da seguire: perché la vita è anche quella che ci costruiamo.

Delicatissimo ritratto psicologico di un’adolescente in difficoltà e delle meccaniche crudeli del bullismo, Jane la volpe & io è una graphic novel di incredibile efficacia e bellezza; le tavole, che alternano i toni seppia della vita di Héléne a quelli molto più vivi che raccontano il romanzo, rendono con una semplicità solo apparente personaggi, situazioni ed emozioni.

Le uniche note di demerito vanno alla traduzione poco curata, e ad alcune imprecisioni nella trama di Jane Eyre; ma è in tutto e per tutto un libro  da comperare e regalare.

Come ha fatto per me l’adorabile Mattuccia, che sapendo che Jane Eyre è il mio romanzo preferito ha pensato a me. GRAZIE! <3

Le cose che non so di te

Standard

Le cose che non so di te

Le cose che non so di te

- Christina Baker Kline -

Bellissimo e toccante libro che narra la storia di Niamh, una delle tante “train riders”, i bambini dei treni, che fino agli anni ’30 venivano appunto trasportati col treno da New York – solitamente raccolti per strada – nel Midwest americano per venire dati in adozione, ufficialmente, ma ufficiosamente il più delle volte venivato trattati alla stregua di veri e propri schiavi, una realtà abbastanza sconosciuta della storia americana.
La storia di Niamh, giovane irlandese, emigrata di prima generazione negli Stati Uniti, si intreccia con la storia simile per certi versi, di Molly, odierna orfana “adottata” da uan giovane coppia, ma nella cui casa lei non si trova particolarmente bene, per il suo burrascoso rapporto con Dina, sua genitrice affidataria.
Le due si incontrano dando vita a un racconto bellissimo, straziante, commovente, una storia che vi resterà dentro al cuore.

Mi ami e non lo sai

Standard

Mi ami e non lo sai

Mi ami e non lo sai

- Tiziana Merani -

Divertente libro scritto da una ragazza nei panni di un ragazzo che non vorrebbe crescere, al compimento dei fatidici 21 anni!
Paolo, ormai vicino a compiere 21 anni, si sente costretto ad abbandonare le piacevoli occupazioni finora tenute: giocare a calcetto con gli amici, fare a botte, stuzzicare le ragazze, ecc.
Ma la telefonata di un ex-compagno di scuola, figlio di un editore, rappresenta la svolta per Paolo, una cosa piacevole che potrebbe diventare un lavoro, un lavoro vero.
La cosa lo diverte ma lo spaventa un po’, e se si ritrovasse “invecchiato” da un giorno all’altro ed abbruttito dalla routine degli adulti?
Strapperà più di un sorriso questo libretto veloce veloce da leggere, ma tanto frizzante e brioso.
Consigliato!

L’arte ingannevole del gufo

Standard

L'arte ingannevole del gufo

L’arte ingannevole del gufo

- Ella West -

Carinissima storia, che tratta di una vera patologia, forse misconosciuta ai più.
Belissimo intreccio creato da un mix di romanzo e giallo, veramente scritto bene, scorrevole, vi colpirà piacevolmente.
La 17enne Viola, affetta da una disfunzione genetica che le impedisce di stare al sole, vive di notte e di notte studia, esce, naviga in internet, fa video-lezioni scolastiche, suona la viola (strumento da cui la madre ha preso il nome da darle).
Quando una notte vede un tizio sospetto dare fuoco a un’auto con un uomo dentro e sotterrare un sacco altrettanto sospetto, si improvvisa “investigatrice”, scoprendo un milione di dollari nel sacco nascosto dall’uomo.
Viola li dissotterra e li prende per aiutare i suoi e scopre la verità di quell’uomo, tramite articoli di giornale e ricerche in rete, ma non la dice a nessuno, nemmeno agli investigatori venuti ad interrogarla, saputo della sua condizione particolare.
Un romanzo ben scritto, ben sviluppato, che affronta l’argomento “malattia” senza vittimismi, ma con naturalezza, con un pizzico di mistero che non guasta.
Si legge in brevissimo, sono solo 160 pagine, veramente stra-consigliato.

Reality boy

Standard

A.S. King

Esattamente come Gerald, anche per me questo romanzo era una questione di seconde opportunità: ossia, la possibilità di riconciliarmi con un’autrice che al nostro primo incontro mi aveva deluso.

Sono fondamentalmente contenta di aver preso in mano Reality boy, sebbene infatti A.S. King non sia una delle mie autrici preferite, l’ho trovato nel complesso migliore e più interessante dell’osannatissimo Please ignore Vera Dietz.

Avrebbe guadagnato da una maggiore asciuttezza di stile (leggi: un centinaio di pagine in meno mi avrebbero reso meno pesante la lettura, considerando che è un romanzo in cui non succede nulla a livello di eventi) e i personaggi – inclusi i due principali – si classificano sempre dal vagamente fastidioso al discretamente inquietante (e non nel senso buono), ma le caratterizzazioni sono efficaci, e l’analisi di una famiglia marcia all’interno delle sue dinamiche turbano nel loro realismo.

Notevole anche la riflessione sui danni che un’esposizione mediatica prematura può causare a un bambino, e su quanto poco di reale ci sia davvero nei reality – ma quanto possano, a loro volta, influenzare la realtà di chi si trova a esserne protagonista, anche a distanza di anni.

In breve, con A.S. King non posso dire di aver fatto la pace, ma certo di aver stabilito una tregua in termini ragionevoli; e se se ne presenterà l’occasione, vedremo di intavolare nuovamente il discorso, e vedere se possiamo davvero essere amiche.

Ringrazio l’editore per avermi concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.

La meravigliosa macchina di Pietro Corvo

Standard

Guido Quarzo

Da qualche parte ho scritto che il Premio Andersen non delude mai.

Immagino che mi toccasse l’eccezione che conferma la regola, e non come un candidato, ma come un vincitore. =.=

La storia  è intrigante: nella Torino del 1700, in piena epoca dei Lumi, il piccolo Giacomo viene mandato come apprendista presso l’orologiaio Pietro Corvi, tanto brutto quanto gentile e abile; ma quando Pietro, brutalmente umiliato dalla graziosa Marchesina di Moncalvo di cui è innamorato, si mette in testa di costruire un automa che ne abbia le fattezze, le cose si complicano.

La storia è intrigante, lo svolgimento (come lo chiamavano nei temi di scuola) deludente, purtroppo. Non si sente per niente il Settecento, n italiano né francese; moltissimo eventi storici vengono buttati là, come i discorsi sulla libertà di pensiero e azione, che avrebbero davvero meritato più spazio.

Anche lo stile è passabile, ma nulla di più; e in un atto di bontà tralascio il colpo di fulmine di Giacomo, che è stato davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Onestamente, quello conferito a Quarzo mi sembra più un premio alla carriera che a questa specifica opera; e altrettanto onestamente, non è che questo mio primo incontro con la sua scrittura mi abbia fatto precipitare a procurarmi qualcos’altro di suo. Mah.

The awakening of miss Prim

Standard

Natalia Sanmartin Fenollera

Una ragazza giovane e colta col culto della bellezza e della letteratura che accetta un posto da bibliotecaria; un paesino nella campagna francese, sereno e rilassante, popolato dagli esuli volontari della vita moderna; un tocco di ironia.

Tutti ingredienti che promettevano un romanzo riposante e piacevole, adatto a un periodo per il resto molto pieno; e il risultato è in effetti un racconto innocuo – pure troppo.

Non ho trovato nessuno dei personaggi interessante o ben caratterizzato, a partire dalla protagonista, che al contrario mi irritava profondamente con il suo misto di senso di superiorità e idiozia conclamata; le peculiarità della cittadina e dei suoi abitanti erano forzate e piuttosto sciocche, ben lontane dal sorriso che strappa tanta letteratura di genere ambientata in idillici paesini; e lo stile, nel tentativo di richiamare un’ironia austeniana, risultava alla lunga irritante.

Tanto vale leggere Cranford di Elizabeth Gaskell o Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim se ci si vuole rilassare con della buona letteratura, ironica e piacevole, che vanti un’ambientazione campestre, personaggi stravaganti , stile impeccabile e – che non guasta mai – qualche spunto di riflessione, ben lontano dalle goffe proposte presuntamente filosofiche della Sanmartin Fenollera.

The awakening of miss Prim è stato di recente pubblicato anche in Italia; io ho letto la traduzione inglese, grazie alla cortesia dell’editore, che mi ha  concesso la copia necessaria alla stesura di questa recensione.